Incerto mondo

Enrico Campofreda

Un amore politicamente scorretto

Un amore politicamente scorretto

Hilmi, artista palestinese, non può amare Liat, traduttrice israeliana. La loro passione, pur nella fantasia dell’intreccio letterario del romanzo “Haie” di Dorit Rabinyan, non riceve l’assenso del Ministero dell’educazione d’Israele che esclude il libro dai programmi scolastici. Così le studentesse ebree non potranno fantasticare di seguire lo sguardo ammaliatore d’un coetaneo arabo; il dicastero e il governo di Tel Aviv non vogliono e giudicano quel sentimento improponibile per una vita che non sia d’apartheid anche dell’amore. A seguito di questa decisione è divampata una polemica e lo scrittore Amos Oz, che non può essere accusato di simpatie filo palestinesi, ha provocatoriamente dichiarato: “Sarebbe più urgente ritirare dai programmi lo studio della Bibbia che in materia di relazioni sessuali fra ebrei e gentili risulta mille volte più pericolosa”. E ha aggiunto: “I re David e Salomone avevano la consuetudine d’accompagnarsi a straniere senza verificarne la nazionalità”. Un comitato di professori universitari aveva raccomandato il libro.

Ma per i burocrati ministeriali, marcati stretti dal rigore ultra ortodosso di Naftali Bennett, ministro dell’educazione e leader del partito nazionalista religioso Foyer Juif, è bene metterlo all’indice perché rappresenta una mina vagante che “attacca l’identità ebraica e incoraggia le unioni fra giudei e non”. Altre scorrettezze del testo, sempre secondo il capo del dicastero, è metter sullo stesso piano i soldati di Tsahal e i “terroristi” del partito Hamas. L’autrice ha controbattuto sostenendo che probabilmente al ministero nessuno aveva letto “Haie”. Accuse respinte in una nota del palazzo dell’educazione che ribadisce: chiunque vorrà acquistare il libro potrà farlo (sic). In tanti hanno preso alla lettera ministro e censori e le vendite negli ultimi giorni hanno raggiunto picchi da record, aumentando anche del 50%. L’editore, e forse anche l’autrice, sono felici: si prevede già una ristampa. Meno contento è chi deve fare i conti col fanatismo religioso radicato nelle stesse Istituzioni che, anche grazie a simili mosse, incrementa un apartheid ideologico, oltre che fisico, nella società israeliana.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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