Incerto mondo

Enrico Campofreda

Rifugiati, rinascere sui banchi di scuola

Rifugiati, rinascere sui banchi di scuola

La vita di Baha s’è ravviata in Libano, sui banchi di scuola. Era giunto lì da quella Siria diventata un fronte infernale dove i signori della guerra d’ogni colore, interno ed esterno, promettono un futuro sganciando bombe. Ovunque, su scuole e ospedali compresi. E continuano a farlo. Prima di avere quest’opportunità Baha ha lavorato in un mercato perché a tredici anni non riusciva a stare senza far niente. Almeno in quel modo aiutava la famiglia, dimenticando gli orrori conosciuti. A consentirgli l’ingresso in una classe, l’introduzione dei turni pomeridiani visto che nel minuscolo Paese mediorientale, dove da decenni sono riparati trecentomila palestinesi, le strutture scolastiche non sono numerosissime.

Grande, invece, è il senso d’accoglienza che oggi fa ospitare a una nazione di 4,5 milioni di abitanti oltre un milione di rifugiati siriani. Eppure le contraddizioni non mancano. Le cronache di queste ore parlano di un muro in costruzione presso il campo profughi palestinese di Ain al-Hilweh: così le autorità politiche locali vogliono impedire il possibile ingresso nel campo di miliziani jihadisti. Ricreano, però, la barriera fisica del Muro, creata da Israele nei Territori occupati, da cui i palestinesi fuggivano. La condizione del rifugiato è piena di ostacoli, è una lotta quotidiana di adattamento a radici recise che provano a germogliare altrove.

Che inseguono una linfa, qualunque sia, per nutrire corpo e spirito dall’inaridimento della precedente esistenza. Un’esistenza mai decisa da loro o dal destino, ma da altri uomini e dunque dai loro imperi, dall’economia, dalla politica e dall’interpretazione soggettiva di ideologia e fede. Dietro Baha c’era un passato, breve, ma c’era. Il domani può scaturire dalla sua volontà e dalle opportunità offerte da chi, anziché speculazioni di potere geopolitico, gli offre la possibilità di continuare a vivere, magari sotto una tenda, ma maneggiando libri. Il programma di educazione allo studio dell’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) ha questo merito.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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