Incerto mondo

Enrico Campofreda

Parigi: i libri, le bombe

Parigi: i libri, le bombe

Books not bombs c’è scritto su uno dei mille biglietti, poggiati ai piedi della Marianne, cuore pulsante de la République de France. Cuore ferito non fermato, nonostante le giovani vite cancellate da altre vite giovani. Vittime tutti, non solo per il buio calato sugli occhi di ventenni gioiosi e danzanti, ma per gli occhi accecati di buio di coetanei votati a una danza di morte scelta come rifugio più che come futuro. Certo, un distinguo esiste ed è netto fra chi la vita la ricama e chi la straccia agli altri e a se stesso. Però la scena finale è tragica per ognuno. I libri sono passati per le mani di Abdelhamid che ha vissuto a Molenbeek, Bruxelles, e studiato nell’ottimo liceo Saint-Pierre d’Uccle.

Come passavano per le mani della dottoranda Valeria che sceglieva di fare ricerca e vivere a Parigi, metropoli multietnica, e finora più garante del percorso lavorativo per una giovane donna attratta dalla maternità. Così lei ne scriveva. Il libro dei libri della religione islamica, compare nella mano destra di Abdelhamid in una foto che lo ritrae combattente in Siria, dopo il passo compiuto verso la jihad. Un testo sacro con cui il suo mandante, l’autoproclamato califfo Al Baghdadi, ha decretato l’assalto all’Occidente e a ogni kafir a suon di bombe. Una bestemmia moderna, seppure per secoli interpretazioni faziose delle fedi hanno prodotto guerre di religione. Nel Mediterraneo, in Europa, nel Mondo.

Eppure l’odierna del Daesh non lo è. Usurpa il credo d’un miliardo e mezzo di fedeli per interessi e ragioni di potere; recluta chi riversa l’attenzione sulle bombe più che sui libri. Parliamo dei testi che traghettano cultura e sapere, non follìa di dominio. Ridotto nella condizione di potenziale bersaglio il cittadino occidentale non è diverso dall’uomo che percorre le strade dell’Oriente vicino e lontano, dell’Africa e di qualsiasi continente. In ogni comunità chi dà più importanza alla bomba (terrorista o di Stato) rispetto al libro, simbolo di scienza e pensiero, accresce la chiusura delle menti. Costruisce gli steccati dell’incomprensione che oscurano il domani.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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