Incerto mondo

Enrico Campofreda

Mafraq: la scuola e l’igiene

Mafraq: la scuola e l’igiene

Fra i molti campi sparsi in Medio Oriente, dove sono ammassati i profughi siriani che non hanno intrapreso la traversata della vita o della morte sui gommoni dei trafficanti della disperazione, ce n’è uno in Giordania gestito dalla onlus italiana Vento di Terra. “Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo” recita un distico che riassume efficacemente il viatico dell’associazione, impegnata dal 2006 in svariate attività nei Territori Occupati della Cisgiordania. Riguardano l’istruzione di minori (col progetto ‘Scuola di gomme’, e l’avviamento al lavoro degli adolescenti tramite attività d’artigianato (progetto Kalandia per la produzione di sandali). Da alcuni mesi i volontari della Ong s’interessano ai bambini dei rifugiati di quella nazione che era la Siria, ridotta in un cimitero dalla guerra civile e dall’incivile conflitto fomentato e sostenuto da parecchi attori della Comunità Internazionale. Le tragiche cifre della carneficina che fanno da contorno a tutto ciò che l’industria della guerra produce: oltre 250.000 vittime, 5 milioni di profughi già fuggiti e altrettanti in procinto di farlo, sono note e s’accrescono ogni giorno che passa.

Ultimamente c’è chi sfida i meno trenta gradi di temperatura dei Paesi Baltici per raggiungere il Nord Europa, aggirando i muri creati dall’Ungheria e i crescenti dinieghi alla libera circolazione nelle frontiere dell’Unione. Lo fa inforcando una bicicletta che finora non potevano essere fermate, ma forse le norme cambieranno. C’è poi il numero crescente – sempre di milioni d’individui – schiacciati dai contendenti: il variegato fronte jihadista e l’esercito di Asad. Fra i fortunati che ce l’hanno fatta, che non devono più assistere al panorama di sangue che intasa lo sguardo e i pensieri, ci sono i bambini ora assistiti nel centro di Mafraq. Qui possono riprendere a studiare l’arabo e la matematica, l’inglese e l’informatica. Si svagano e, viste le condizioni, apprendono ad avere maggiore attenzione alla cura personale tramite l’uso d’uno strumento base come il sapone. La loro psicologa Wafa, che utilizza spesso il metodo del lavoro collettivo, da alcune settimane ha avviato un laboratorio in cui il gruppo crea saponette colorate destinate all’igiene di ciascuno e delle stesse famiglie. In attesa che i Tir della cooperazione distribuiscano, fra le altre merci, anche questo presidio indispensabile alla salute primaria.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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