Incerto mondo

Enrico Campofreda

L’istruzione secondo il Daesh

L’istruzione secondo il Daesh

Alcuni allettati dalla propaganda, altri dati in affitto dai parenti che ricevono in cambio somme di denaro, altri ancora rapiti per via, così da mesi nell’area di Raqqa – dove Daesh ha concentrato il proprio apparato militar-amministrativo – migliaia di bambini e ragazzi in età scolare partecipano ai campi d’istruzione tenuti dall’Isis. Lusinghe e minacce rappresentano il metodo adottato. Centrale il tema della Jihad, missione santa contro gli infedeli e i nemici di Allah, che viene impartita da chierici, cui segue l’indottrinamento pratico sull’uso di armi da fuoco, granate, bombe fino a giungere alle cinture esplosive che accompagnano il ruolo di kamikaze. I corsi possono durare un periodo lungo o breve; il primo tipo viene impartito quando i militanti-addestratori non sono impegnati in fasi di guerra. Prevede 40-50 giorni di lezioni teoriche, seguite da tre mesi di addestramento intensivo sul campo. La tipologia breve avviene nei momenti di battaglia, e dopo una preparazione d’una ventina di giorni gli “allievi” vengono condotti al battesimo del fuoco, non solo con prove d’addestramento, ma al fronte.

Nella presa di Kôbane, e nel suo controllo durato un anno, è andata così. La presenza di miliziani bambini è stata testimoniata dagli stessi guerriglieri kurdi impegnati nella riconquista della propria città. Fra le istruzioni vitali quella dello spionaggio (riferire quanto s’ascolta nelle strade, indicare i responsabili di critiche per le punizioni caso) è un pilastro formativo del modello di cittadino di quello Stato Islamico che si sta radicando in nazioni destabilizzate dai conflitti cercati e sostenuti dalle geostrategie. Ovviamente nei corsi d’istruzione ci sono anche i libri. Ai più piccini i testi adottati insegnano a far di conto con simboli bellici: le addizioni vengono illustrate con la figurina di tre kalashnikov da sommare ad altri due, per un totale di… Una sorta di ‘libro e moschetto’ in salsa islamica che regimi più che le religioni vanno cercando. Ovvero le religioni della guerra, progetti di manipolazione di seguaci dediti al fanatismo violento e di sopraffazione della propria e delle altrui popolazioni. La Storia ha già scritto pagine nere di simili infamie e, purtroppo, certa umanità prosegue.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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