Incerto mondo

Enrico Campofreda

Il pensatore di Canaan

Il pensatore di Canaan

La terra ci parla dalle sue viscere. Per fortuna non sempre scuotendoci fino alla morte o sputando fuoco. Talvolta restituisce proprie impronte. Antichissime. Di recente a Yehud, a est della città di Tel Aviv un team di archeologi ha rinvenuto in una tomba un reperto piccolo ma immenso per la semplicità del simbolo. La figurina che sovrasta un’anfora di terracotta rappresenta un uomo seduto che si regge la testa con una mano e pensa. Un ritrovamento magnifico per integrità e antichità, gli esperti lo datano a circa quattro millenni or sono, attorno all’età del bronzo antico. Sorprende anche il soggetto che non ha posa marziale, né rappresenta dei. Nella sua umanità non si colloca neppure fra quelle occupazioni antropiche mostrate in talune circostanze e legate prettamente all’attività rurale o a tipologie di lavoro.

In questo caso il lavoro può essere quello del pensiero e di ogni sviluppo che nei millenni è seguito alla meditazione filosofica e spirituale, all’indagine tecnico-scientifica. Oppure l’uomo del sottosuolo del periodo di Canaan, così viene catalogato, che durò sino a 1200 anni prima di Cristo, è uno dei nomadi pastori che popolavano le terre fenicie, filistee e d’Israele. Un lavoro che, al di là dell’impegno per il sostentamento, lascia il tempo per osservare e pensare. Quali siano idee e sogni dell’omino cananeo è ovviamente un busillis. Ogni ermeneutica odierna sarebbe sviata dall’ingombro che struttura e sovrastruttura hanno imposto ai passaggi della Storia in un territorio imbevuto di eventi naturali e soprannaturali, denso di simboli, passioni, contese.

Correndo avanti nei secoli forse il pensatore di Canaan mostra perplessità se diventa preveggente e immagina eventi e sciagure di quei territori protrattisi nel tempo e ampliati da esso. Conquiste, diaspore, persecuzioni che se nell’età del bronzo erano legati all’avvio di comunità e civiltà  trovano minore giustificazione nei conflitti tuttora aperti in quelle terre. Contrasti vecchi, nuovi o rinnovati che potrebbero cessare col buon senso, e che invece gli uomini di potere non vogliono placare, probabilmente perché in parecchi inseguono solo un progetto di dominio che non è pensiero pacifico e confronto, ma idea ossessiva. Quella che lascia sul volto dell’omino di Canaan, un’ombra rimasta indelebile per quattromila anni.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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