Incerto mondo

Enrico Campofreda

Dubai, festival di letteratura e detenzione

Dubai, festival di letteratura e detenzione

Dieci milioni di abitanti, di cui otto stranieri – gli Emirati Arabi Uniti terra di sceicchi, protetti sino a fine anni Sessanta dal Regno Unito e resi ricchissimi dalla piuttosto recente scoperta di cospicui giacimenti petroliferi – sono sempre più un Paese centrale fra le petromonarchie del Golfo. Sui poco noti cinque emirati di Aima, Sharja, Umm al-Qaywayn, Ras al-Khaima, Fujaira, spiccano Abu Dhabi e Dubai “la New York del mondo arabo”, coi suoi strabilianti grattacieli, il lusso, la jet-set. Agli arrembanti pirati che sino a tutto l’Ottocento infestavano quelle coste si sono sostituiti altre tipologie di pirati: finanzieri d’assalto, imprenditori da paradiso fiscale prima che marino. Quindi dal 2004, anno in cui l’emiro bin Sultan al Nahyan passò a miglior vita girando loscettro al primogenito Khalifa, gli Emirati ampliarono affari e orizzonti economici e geopolitici, diventando l’alleato più ferreo della dinastia Saud e della sua smania di dominare il Medioriente con ogni mezzo, anche quelli inquietanti del fondamentalismo e dell’attacco ai diritti dei popoli, delle donne, della libera espressione.

L’ultimo a farne le spese è Ahmed Mansoor, suddito del Paese, da anni impegnato sul fronte dei diritti civili, vincitore nel 2015 di premi internazionali per il sostegno ai diritti umani e dallo scorso maggio colpito da una condanna a dieci anni di reclusione per aver preso posizione pubblicamente e tramite i social media a favore della pace e dell’esercizio della libera espressione. All’emiro Khalifa, questo non piace e da lì è partita una vera criminalizzazione di Mansoor. Di quelle ingiustificate che i dittatori mascherano col solito refrain d’un presunto attentato alla  ‘sicurezza nazionale’. Attorno alla vicenda sta montando una solidarietà di sostegno per il rilascio del prigioniero, diversi intellettuali, noti avvocati dei diritti hanno firmato un appello spedito all’emiro capo perché intervenga a favore di chi viene colpito da una repressione assurda solo per essersi speso a favore del libero pensiero. Intanto c’è chi ritira la propria adesione dal festival letterario previsto a Dubai dal 1° al 9 marzo prossimo. Una grana per lo sceicco e premier Rashid al Maktoum che dell’evento faceva un prestigioso biglietto da visita per accreditare il Paese nel mondo della cultura internazionale.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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