Incerto mondo

Enrico Campofreda

Ahmet Altan, la forza del pensiero

Ahmet Altan, la forza del pensiero

Non rivedrà più il mondo che ama, fatto di belle lettere e ottime letture, di un Paese adorato  trasformato in una trappola per uomini e donne, quelli di cultura e di buona volontà e chiunque abbia una testa sulle spalle, si nutra del desiderio di capire, sia orgoglioso di esprimere ciò che ha nella testa e nel cuore. Eppure il mondo vede e ascolta Ahmet Altan perché le sue parole magicamente attraversano le barriere murarie della galera che lo reclude. “Il mio corpo è in prigione, ma la mia mente non è in prigione” scriveva un altro prigioniero celebre come Ho Chi Minh. Alla stessa maniera Altan – recentemente condannato all’ergastolo anche in Appello per quei “messaggi subliminali” che avrebbe lanciato a favore di quel movimento gülenista reo d’aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale – resta una presenza pulsante nella quotidianità della società turca. E rimane una spina nel fianco dell’autoritarismo presidenziale di Erdoğan.

Non rivedrò più il mondo”, pubblicato in Italia da Solferino Editore e solo all’estero, visto che in Turchia è oggetto di censura, è un diario speciale, la testimonianza del rigetto del sopruso tramite la forza della coscienza critica. La sola arma a disposizione d’una dissidenza messa all’angolo e già perseguitata, cui s’aggiungono i pensatori ostinati, i comunicatori non asserviti, i funzionari che rifiutano d’esser cortigiani, i cittadini refrattari alla sudditanza. All’energia delle idee, e degli ideali, s’accompagna la forza delle parole che possono narrare situazioni terribili non solo e tanto nello sviluppo della cronaca, ma nella riflessione esistenziale e storica di certi processi. Così quando l’orizzonte sembra chiudersi di fronte alla paradossale crudezza degli eventi, superare la barriera del silenzio, la banalità numerica dell’omologazione, la codardia dell’omertà, il messaggio vola oltre le sbarre. Seppure quest’ultime restano, facendo vivere all’autore Altan il dramma che aveva descritto per un personaggio d’un precedente romanzo.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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