Incerto mondo

Enrico Campofreda

Studenti senza scuola

Studenti senza scuola

Le guerre, quelle che tutti i Paesi condannano e nessuno Stato ferma, oltre a morte, orrore, stenti, fughe lasciano fra le macerie quelle strutture vitali per il futuro che sono le scuole. Diversamente dai coetanei di altre aree del pianeta, nel Medioriente lacerato dai conflitti tredici milioni di studenti non potranno tornare sui banchi di scuola. Lo denuncia l’Unicef che ha calcolato come quasi novemila istituti e edifici dove si svolgevano lezioni risultano inagibili perché distrutti o seriamente danneggiati dalle bombe. Mestamente Peter Salama, il direttore regionale per il Medioriente e il Nord Africa, ha commentato: “Non si tratta solo del danno alle strutture, ma della disperazione sentita da una generazione che vede lacerati futuro e speranze”. I governanti che hanno cuore e cervello dovrebbe soffrirne e trovare soluzioni, ma queste da tempo non compaiono.

Invece giungono notizie di coraggiosi studenti e insegnanti che talvolta attraversano le linee del fuoco pur di fare lezioni ed esami. Nell’ultimo anno sempre l’Unicef ha registrato 214 attacchi a strutture scolastiche in Siria, Iraq, Libia, Territori Occupati della Cisgiordania, Sudan e Yemen. Solamente in Siria quattro anni di conflitto hanno allontanato due milioni di ragazzi dallo studio. Una vera catastrofe dell’apprendimento e della conoscenza poiché il tempo trascorso si recupera con estrema difficoltà e sacrificio. Egualmente 52.000 insegnanti siriani sono stati costretti ad abbandonare cattedre e una nazione che si va dissolvendo. Anche loro sono saliti su barconi ed emigrati sulle coste d’una Europa che in alcuni casi li accoglie in altri si mostra matrigna.

Incredibile che a ricollocazione avvenuta alcuni professori abbiano trovato ostacoli per riprendere il lavoro con i ragazzi della propria etnìa che magari avevano avuto nella loro classe. Terribili sono le storie di chi non ce l’ha fatta a fuggire, come un gruppo di scolari yemeniti Houti travolti e sepolti dai bombardamenti dell’aviazione saudita. Dove la violenza assume contorni indescrivibili, come il terrore seminato dai miliziani dell’Isis in una parte degli ex territori iracheni, le scuole hanno assunto un’altra funzione: far trovare, dove si può, riparo e difesa a ragazzi e familiari. Così 1.200 istituti sono diventati rifugi dove questa gente vive guardata a vista da combattenti armati che li proteggono. Accade nel Kurdistan iracheno e nel Rojava dove chi s’oppone al fondamentalismo dello Stato Islamico decide di non mollare.

Enrico Campofreda

5 settembre 2015

© Riproduzione Riservata
Tags
Commenti

Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

Utenti online