Incerto mondo

Enrico Campofreda

Zohra orchestra contro i taliban

Zohra orchestra contro i taliban

Un’arma non avevano ancora conosciuto quegli studenti coranici che imbracciano jihad e kalashnikov. L’arma del pentagramma, opposta al fanatismo che li contraddistingue. In realtà i talebani afghani subodoravano il seme rivoluzionario della musica che, come ogni espressione artistica, venne vietata nel loro quinquennio di governo (1996-2000). Proibivano finanche lo studio, principalmente alle donne. Il clima non è cambiato con la cosiddetta democratizzazione del Paese, che le truppe Nato hanno introdotto a suon di bombe e di governi fantoccio che consentono tuttora a molti fondamentalisti di decidere le sorti di milioni di cittadini. La mentalità non è cambiata granché, infatti una giovane pianista come la diciannovenne Negin ha studiato di nascosto, perché costumi e tradizione sono ancora pesantemente antifemminili sin dentro i nuclei familiari. Chi ha un genitore, magari appena un po’ benestante e di mentalità aperta, potrebbe avvicinarsi a uno strumento, ma deve farlo di nascosto al governo e a parenti conservatori. E’ tutt’altro che facile.

Negin è una delle eccezioni che hanno realizzato il desiderio, protetta dalla struttura di un orfanotrofio di Kabul. Con lei trentacinque ragazze applicate su vari strumenti si sono riunite nella Zohra orchestra. Dicono di sentirsi un po’ in gabbia rispetto alle musiciste di altre nazioni, però accettano la condizione e vivono l’impegno come una sfida a una mentalità reazionaria condivisa anche da certi parenti prossimi. Qualcuna racconta che, tornata a far visita agli zii, ha ricevuto minacce a causa dello strumento che portava con sé. Le dicevano che suonarlo è un disonore, un insulto alla tradizione pashtun che inchioda la donna a ruoli preordinati. C’è, comunque, anche chi le incita le giovani riconoscendo l’enorme funzione energetica offerta dalle armonìe. Certo in un Paese che continua a vivere sotto gli attentati talebani, aumentati di frequenza, e nella repressione praticata dai droni statunitensi, quest’atto d’amore per le note sembra un sogno irreale. Invece è proprio tale magìa a sostenere un’altra bella battaglia di libertà.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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