Incerto mondo

Enrico Campofreda

Youssra, melodie per un’arte indipendente

Youssra, melodie per un’arte indipendente

Melodie con un ritmo cadenzato che alcuni esperti musicali hanno definito “agili ed eleganti, dotate d’uno strambo charme” costituiscono l’accattivante stile di un’artista che è essa stessa un melting pot: Youssra El-Hawary. Oggi trentaquattrenne, calca da tempo le scene, dopo una formazione divisa fra Egitto e Kuwait dove ha trascorso l’infanzia. Lì ha manifestato il primo interesse per le note, e la famiglia, che poteva permetterselo, l’ha indirizzata allo studio del pianoforte. Poi sono giunti il diploma d’arte in teatro e cinema e il progetto di viaggiare nei Paesi arabi con un gruppo teatrale. Ma Youssra non poteva rinunciare alla musica, cui ha unito la satira politica in un periodo non facile per la storia d’Egitto, quello della cosiddetta Primavera che ha portato alla caduta del raìs tiranno. Un suo pezzo, divenuto celebre durante i mesi della contestazione giovanile di Tahrir, s’intitolava Al Soor (Il muro) e riguardava la costruzione di quello sbarramento sulla cairota Muhammad Mahmoud Street per impedire ai ragazzi della piazza ribelle di riversare la rabbia sull’edificio del ministero dell’Interno che sorge in quella via.

Come altri angoli del Cairo il luogo divenne un sito di morte per decine di manifestanti. Su quel muro svariati artisti di strada hanno lasciato i propri graffiti sprezzanti contro il vecchio e nuovo potere, da Mubarak ai generali del Consiglio Supremo delle Forze Armate, fino al golpista El-Sisi. La musicista, che ha convertito la tastiera del piano per quella della fisarmonica, impronta le sue ballate sulla satira della politica più che verso una narrazione tragica. Si fa portatrice di sguardi, e si fa condurre dalla città nella città per poterla raccontare da dentro. Vuole narrare il quotidiano e la gente. “Camminare per le caotiche vie del Cairo ti irrita o ti eleva e ti mostra quello che mai potresti vedere altrove” dicono le strofe d’una sua canzone. Quindi El-Sharea (La strada) e ancora Autobees (Bus) risuonano non solo di note, sono un coacervo di linguaggi e rumori ma anche di sensazioni. Comunque Youssra non si ferma lì.

Il proseguimento degli studi musicali nella città di Clermont-Ferrand con il “Centro internazionale di musica e accordi” ne ha contaminato e arricchito lo stile. L’approfondimento degli studi sono frutto d’un particolare permesso ricevuto dall’Istituto culturale francese. Così l’ha di recente raccontato al quotidiano Al-Ahram: “Volevo ampliare il mio orizzonte perché in Egitto imparavo solo lo stile musicale orientale” cosa che non le basta neppure come esecutrice, figurarsi come compositrice. Ma ha già programmato un allontanamento solo temporaneo, “Il Cairo è un posto che m’ispira molto, devo sempre tornarci. Ho bisogno di condividere pensieri e progetti con la mia gente per presentare la realtà della mia terra al pubblico straniero”. L’unica preoccupazione riguarda l’essenza dell’arte. Youssra aggira lo scottante tema della libertà d’espressione, sottolineando il bisogno d’indipendenza degli artisti. Diplomaticamente dichiara: “Al pubblico serve qualcosa di differente dal mainstream”. Chi sa del clima che il Paese sta vivendo comprende.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello

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