Incerto mondo

Enrico Campofreda

Thailandia, i ragazzi del sottosuolo

Thailandia, i ragazzi del sottosuolo

Nel dramma a lieto fine dei ragazzi thailandesi, intrappolati nella grotta Tham Luang insieme al loro improvvido allenatore della squadra calcistica detta dei ‘cinghialotti’, tutti si godono l’esito favorevole della vicenda. I familiari rimasti per più di due settimane col cuore in gola, i sub militari e volontari che, pur perdendo un proprio collega, hanno realizzato un’impresa apparsa inizialmente disperata. Gli stessi giornalisti, dai meno conosciuti agli anchor man e woman. Soprattutto quelli dediti al ‘reality’ che  rivolgevano l’attenzione più alle congetture da costruire sui fatti che alla cronaca stessa, per confezionare ore di quell’intrattenimento con cui imprenditori-editori vendono pubblicità. Perfino i discutibili politici della nazione hanno sfruttato ogni visibilità mediatica nel riverberare su di sé gli esiti positivi della vicenda, mentre i militari di vocazione golpista dirigevano meticolosamente l’emergenza.

Poveri cinghialotti, al di là di qualche intervista o magari della celebrità d’un film di cui le Major già discutono, il ventre della terra da cui sono risaliti quasi li preservava da condizioni di cui l’informazione mainstream poco si occupa. Certo, negli anni passati abbiamo conosciuto talune storie di superficie di quel sud-est asiatico, roba tutt’altro che superficiale.  Camicie rosse e gialle, contrapposte nelle piazze non per finalità sportive e in fondo neppure politiche, visto che chi le incitava e manovrava, rispondeva più alla tipologia del boss mafioso che dell’integerrimo capopopolo. Oddio, nulla di diverso da quel che accade in tanti angoli del mondo, dove la politica è malaffare, basato su clan familiari e loschi intrighi finalizzati al denaro, ottenuto con ogni mezzo e con le alleanze più spiazzanti.

Nella piazza thailandese, in epoche recenti tempio dell’oppio assai più che del buddhismo, si son mossi i Shinawatra, prima il fratello poi la sorella, e altri personaggi (tal Por Pratunam), a volte amici altre avversari, assimilabili molto più a padrini che a statisti. Il tutto in un contorno di società arcaica, dove un manipolo di ricchi sfrutta e usa la massa degli indigenti. Come in ogni ambiente mutato nei tratti sovrastrutturali dalla tecnologia, esiste anche un ceto medio ed è lì che pullula un affarismo di “servizi” senza scrupoli come i go-go bar, bordelli mascherati da sala massaggi, dove il turismo sessuale globale può richiedere sesso a pagamento con bambini dai cinque anni in su. Qualche collega, spesso free lance, questo mondo l’ha investigato e narrato. Ma gli editori, tanto prolifici nel finanziare trasferte per resoconti sui mini calciatori intrappolati, potrebbero anche occuparsi di altri buchi neri thailandesi, in alcuni casi connessi coi nostri vizi e le scarse virtù del turbocapitalismo.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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