Incerto mondo

Enrico Campofreda

I Samouni, la via della morte e della vita

I Samouni, la via della morte e della vita

Dei milleduecento o milletrecento morti (di certe stragi c’è sempre la vaghezza delle cifre) prodotti nella Striscia di Gaza dall’operazione militare israeliana denominata “Piombo fuso”, la famiglia Samouni ne contò ventinove. Un quinto della parentela che arrivava a centocinquanta fra anziani e bambini. Per lo più agricoltori capaci di ricavare dalla terra che resta, economicamente e politicamente parlando, qualcosa per sopravvivere e sperare. La sequela incessante di quel piombo che i soldati di Tel Aviv faceva cadere addosso ai palestinesi sotterrò anche alcuni piccoli della famiglia. Questo massacro a Gaza, era già stato trattato da Stefano Savona con un documentario titolato alla maniera con cui Tsahal definiva la sua sedicente operazione militare. Il tema è tornato negli interessi del regista con “La strada dei Samouni”, un lavoro composito d’immagini e animazione (i magnifici disegni sono di Simone Massi) presentato all’ultimo Festival di Cannes e ora in uscita nelle sale italiane.

Un’ennesima testimonianza del dramma vissuto dal nucleo familiare tramite le parole dei superstiti e una ricostruzione per immagini di quello che neppure i foschi ricordi dei sopravvissuti riescono a descrivere. L’integrazione è ben riuscita. Tenendo a distanza retorica e propagandismo la pellicola vanta un valore artistico e la giuria della rassegna Quinzaine des réalisateurs gliene ha reso merito, attribuendogli il premio ‘Oeil d’Or’. In più crea una memoria su determinati eventi che la frenesia della cronaca e il cinismo di certa geopolitica archiviano dopo il primo impatto emotivo. Savona è tornato fra quella gente, è vissuto con loro per mesi, ha lavorato sui ricordi, quelli infantili di Amal che, come il suo nome, faceva arrampicare le speranze su un frondoso sicomoro su cui ascendeva assieme ad altri bambini. Lei che, rimasta sotto le macerie dei bombardamenti per tre giorni, ha visto uccidere a freddo tanti parenti in un eccidio di civili su cui tuttora indaga la magistratura israeliana. Lei che si sente ripetere da un fratello scampato: “Perché dobbiamo soffrire tanto, solo perché siamo nati qui?”

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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