Incerto mondo

Enrico Campofreda

Rivoluzioni a confronto nel naufragio egiziano

Rivoluzioni a confronto nel naufragio egiziano

Due rivoluzioni, reali o presunte, due generazioni che si guardano e si parlano. Così un padre egiziano che aveva partecipato al sogno lanciato dai ‘Liberi Ufficiali’, che nel 1952 detronizzarono in re Farūq, colloquia coi figli nei giorni della rivolta anti Mubarak del febbraio 2011. Il padre preannuncia laconico che “L’esercito tornerà al potere entro un anno”, i ragazzi non vogliono crederci, ma l’uomo è perentorio e riferito ai manifestanti afferma “E loro andranno in prigione”. Questo padre è un chirurgo non un chiromante, però ha il polso della situazione e, soprattutto, l’esperienza lo conduce a cogliere l’essenza della propria nazione ben oltre ogni generazione: il desiderio di stabilità a qualunque costo. In Generation Revolution, pubblicato da Harvill Secker, l’autrice Rachel Aspden ci mette molta della sua conoscenza di persone frequentate per oltre un decennio, mescolandola al meticoloso lavoro di raccolta di testimonianze. E con gli occhi sul crudele clima che attualmente soffoca quel Paese si chiede come facciano persone che hanno combattuto una dittatura a sostenerne una ancora più rigida. Cerca di capire come tanti giovani egiziani siano passati velocemente dall’attivismo all’apatia. Lo fa riportando le voci delle persone che ha incontrato e di cui narra le storie.

Lei stessa, che ha vissuto al Cairo, è testimone della trasformazione del clima verso gli stranieri, visti fino a qualche anno addietro con simpatia e comunque accettati, mentre ora crescono le paranoie sulle teorie cospirative. Rispetto ad altri testi che, avvicinandosi alla cosiddetta ‘Primavera egiziana’, hanno narrato principalmente vicende femminili, la Aspden offre uno spaccato maschile che parte da lontano, narrando le crescenti disillusioni seguite agli accordi di Camp David e questioni che coinvolgono milioni di giovani come i patti, e in molti casi, il mercato matrimoniale. Seguono i riti di passaggio del genere maschile: dall’entrata nell’età adulta, al servizio militare, al sostegno del concetto patriarcale vincolato a famiglia e patria. Con la caduta del governo della Fratellanza Musulmana tanti ragazzi hanno mostrato la tendenza a omologarsi sui luoghi comuni di demonizzazione di qualsiasi ombra di Islamismo. Ma i giovani salafiti si fanno vanto di lottare contro un sistema inondato di consumismo e corruzione. E non mancano quei ragazzi che, per tener fede alla scelta politica compiuta al fianco della Fratellanza, affrontano disagi, galera, morte pur di non tradire la causa. Per costoro la religione è lontana da restrizioni e oneri, significa solo speranza e liberazione. In un futuro tutt’altro che roseo, nel quale la nave egiziana sembra naufragare nella tempesta.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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