Incerto mondo

Enrico Campofreda

Rifugiati, da vittime a guerrieri della sopravvivenza

Rifugiati, da vittime a guerrieri della sopravvivenza

L’angosciosa migrazione per fuggire dalla morte per guerra prende il volto di una promettente e ammirata star del cinema turco. Gönül Nagiyeva, in un’intervista all’Agenzia di stampa Doğan di Istanbul, ha evidenziato alcuni aspetti meditati durante la lavorazione del film di Serpil Altın “I’m learning to swim” che tratta il dramma dei rifugiati siriani. Afferma l’attrice: “Se una persona diventa un rifugiato lei o lui sono al tempo stesso vittime e guerrieri. Lottare per la sopravvivenza risulta durissimo, si pensa continuamente al futuro anche se il futuro sembra non esistere. Milioni di rifugiati siriani subiscono da anni questa tragedia, gente costretta a prendere le proprie decisioni non volontariamente ma per disperazione”. L’attrice trentacinquenne ha accettato il ruolo perché si sente profondamente coinvolta nell’oscuro dramma umano di questi anni e mette le sue qualità recitative al servizio di una causa, nella speranza che l’esodo forzato finisca a vantaggio di una soluzione compatibile col rispetto e la dignità umana. Nell’offrire il suo volto, ricercato dalla cinepresa per la bellezza, Gönül opta per la cruda narrazione degli eventi. Sarà una di quelle donne siriane che abbiamo visto nei servizi di cronaca televisiva.

Donne e uomini con figli in balìa delle onde, stipati sui barconi, con mete rese incerte dal destino e dagli uomini. Percorrerà decine di chilometri al giorno, nel tentativo, spesso vano, di entrare nella fortezza Europa, che al di qua dei muri innalzati da un biennio equivale a un sogno. In questo viaggio dove disperazione e speranza marciano al fianco, farà parlare la protagonista con le espressioni del volto più che con dialoghi. Perché sugli scafi del desiderio, in tanti casi trasformatosi in tombe itineranti, i fuggiaschi hanno la voce rotta o la perdono del tutto. Eppure nell’assedio esistenziale vissuto costoro subiscono anche una metamorfosi, trasformandosi da vittime a combattenti della sopravvivenza. Naturalmente con tutte le paure possibili, ma con la determinazione di chi pur con un passato denso di avvenimenti e sentimenti s’aggrappa a quell’unica possibilità. “Le cause della guerra – afferma l’attrice – sono tutt’uno con l’egoismo. Non discrimino siriani da turchi, per me l’uomo è uomo, io vivo così la vita. Quando prevale la mente egoistica dei propri affari, si verificano solo guerre e sciagure. Stessa visione della regista Altın che nell’allontanamento forzato vede tutta la disumanità di queste tragedie, di chi le provoca, di chi fa finta che non esistano semplicemente perché non sono vissute sulla propria pelle.  

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello

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