Incerto mondo

Enrico Campofreda

Rifugiati, fobia e disinformazione

Rifugiati, fobia e disinformazione

Secondo l’associazione Carta di Roma se dovessimo misurare visivamente i rifugiati presenti in Italia in uno spazio circoscritto come il romano Circo Massimo, che può raccogliere 350 mila persone, essi l’occuperebbero per poco più d’un terzo. Secondo i dati forniti dall’Unhcr sono 131.000 i rifugiati presenti attualmente nel nostro Paese, assai meno che in Svezia dove trovano accoglienza 181.000 persone. Gli svedesi sono però 10 milioni, 1/6 della popolazione italiana, dunque l’effetto invasione, di cui continua a blaterare certa politica nostrana in odore di xenofobia, sta solo nella propaganda di quei partiti o movimenti che fanno della paura o dell’odio per il diverso la propria ragion d’essere. Fra i giganti europei la Germania conta un numero di rifugiati (circa mezzo milione) che supera quattro volte quello italiano. Certo, poi c’è la migrazione scaturita dalle guerre, non solo nei territori dove agiscono Isis e taliban. Parliamo dei conflitti fomentati dal mai morto imperialismo che fanno aumentare le presenze di chi cerca riparo altrove coi viaggi della speranza, dispendiosi e pericolosi per chi li affronta, destabilizzanti per i popoli, attualmente stanziali, che li incrociano sui propri territori.

Tanto per stare ai dati – che dovrebbero essere forniti dai tg serali o trattati nei talk show al posto di servizievoli interviste a potenti e vip di turno – nazioni come la Turchia, che pure ha una popolazione di circa 80 milioni di abitanti, raccoglie sul proprio territorio circa tre milioni di rifugiati (in gran parte siriani in fuga dagli scempi della guerra civile). E c’è chi proporzionalmente fa di più. Il Libano coi suoi 4 milioni e 200mila abitanti, raccoglie oltre un milione di rifugiati, la Giordania ne conta circa settecentomila a fronte dei propri sei milioni di cittadini. Sarà che il Medio Oriente non ha mai smesso di essere un coacervo di etnìe, spesso divise dalle ingerenze dei Grandi del mondo che fra Imperi passati in dissoluzione, intenti coloniali, protettorati, interessi economico-politici disegnarono a propria discrezione i confini nel piccolo e nel grande Medio Oriente, dagli accordi Sykes-Picot su Turchia, Palestina, Libano, Siria, Iraq a quelli della linea Durand nell’attuale area afghano-pakistana. Purtroppo le logiche sciagurate che hanno fatto la storia d’Europa vedono certi epigoni politici del vecchio continente continuare a chiudere steccati senza senso e senza umanità.

Enrico Campofreda

© Riproduzione Riservata
Tags

Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

Utenti online