Incerto mondo

Enrico Campofreda

Regeni, morire per la cultura

Regeni, morire per la cultura

Morire al Cairo, alle soglie del deserto. L’hanno vissuto e provato molti egiziani in questi anni. Turbolentissimi per le speranze in corso, tutte tranciate dalla scure d’un potere che non fa sconti a nessuna utopia e neppure al desiderio di giustizia. In quest’Egitto Giulio Regeni, dottorando presso l’Università di Cambridge, s’era recato a raccogliere dati per una tesi sull’economia di quel Paese. Una realtà spinosissima, inevitabilmente legata agli eventi che la nazione sta vivendo e ha dato origine alle rivolte di cinque anni or sono. Sul presunto rapimento e sulla morte violenta del ricercatore c’è mistero, e s’intravvedono particolari inquietanti, gli stessi che cadenzano i giorni di tanti cittadini, oppositori al regime e non solo. La normale esistenza è difficile in Egitto, nonostante i sorrisi rassicuranti del presidente-generale. Le ipotesi degli inquirenti sono diverse: un’azione di piccoli criminali conclusa tragicamente, un incidente d’auto… Ma pesano come macigni le tracce di sevizie che il corpo avrebbe subìto, immediatamente denunciate da chi ha ritrovato il cadavere in un fossato della periferia nord della capitale.

Ciò che si conosceva di Regeni era la passione per la ricerca, unita alla curiosità d’indagare per conoscere e comprendere questioni. Che poi è l’approccio serio e profondo di qualsiasi studioso, in ogni latitudine. Soggetti in ogni epoca quasi sempre pacifici, impegnati in cimenti del pensiero e rafforzati dalla profonda convinzione di essere altro dagli affanni quotidiani. E in effetti lo sono, perché come i poeti, fiutano il mondo con la forza speciale della passione, anche lì dove questa è messa a dura prova. Veri ambasciatori di serenità, pur nelle epoche più agitate, gli studiosi, i loro luoghi – scuole, università, biblioteche e altro ancora – vanno preservati dalla volgare superficialità con cui gli uomini della politica e dell’economia li abbandonano a sé, li fanno deperire negando o centellinando risorse. Questi esseri speciali cercano enclavi, volano dove possono anche senza risorse, con la volontà e la convinzione dei donatori di gesti umanitari. Offrono possibili momenti di crescita alle nozioni di tutti, ma sono fragili ed esposti. Le giovani vite stroncate di Giulio Regeni e Valeria Solesin lo testimoniano.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello

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