Incerto mondo

Enrico Campofreda

Raqqa, Cappuccio Rosso muore combattendo

Raqqa, Cappuccio Rosso muore combattendo

” Cappuccio Rosso ” sembra una favola. Troppo simile al Cappuccetto che tanti bambini hanno incontrato nei racconti di nonni e maestre. Il nomignolo ad Ayşe Deniz Karacagil, nata in Turchia ma col cuore in Kurdistan, l’aveva coniato uno che di nomignoli se ne intende: Michele Rech  meglio conosciuto come Zerocalcare. Il fumettista aveva conosciuto la giovane durante uno dei viaggi a Kobanê che gli erano serviti per creare il lavoro che l’ha reso celebre al pubblico dell’attivismo politico: Kobanê Calling. Nell’enclave kurda persa e poi riconquistata dai combattenti del Rojava il disegnatore aveva conosciuto la giovane ribelle, che si era ritrovata un secolo di condanne sulle spalle per aver partecipato alle proteste del Gezi park nel 2013. Proprio a seguito di quelle pesantissime pene Ayşe si era inizialmente data alla macchia, poi aveva raggiunto le milizie guerrigliere dell’Ypj nella zona del Rojava. A Kobanê Zerocalcare ne aveva notato il copricapo rosso che l’accompagnava sempre.

E’ stato proprio lui a divulgare la notizia del decesso tramite un noto social media, sostenendo di averla raccolta da fonti certe. In realtà nessuna nota ufficiale è stata ancora diffusa sulla scomparsa della ventiquattrenne originaria di Antalya, l’informazione proviene da quei canali kurdi che certificavano come Ayşe avesse smesso di fuggire. Da qualche tempo era entrata a far parte delle Unità di Protezione delle Donne e si trovava con un gruppo armato nell’area di Raqqa. Lì da mesi infuriano combattimenti fra guerriglieri assedianti e i miliziani dell’Isis che difendono l’area dove da tre anni e mezzo hanno stabilito la propria capitale. Dalle proteste pacifiche del parco istanbuliota, Karakagil era passata a imbracciare un fucile, praticando la difesa a tuttotondo del territorio e della vita, soprattutto da quel fondamentalismo che è la negazione dei princìpi libertari e femministi teorizzati dalle militanti kurde. A questi ideali Ayşe ha dedicato la giovane esistenza. La terra le è già lieve.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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