Incerto mondo

Enrico Campofreda

Profughi in Libano, in corsa per la vita

Profughi in Libano, in corsa per la vita

Lo scatto, la grinta, la voglia d’andare oltre e sognare sono tutti in questo flash che non è solo di gara. Rappresentano uno squarcio di vita per adolescenti che hanno l’orizzonte squarciato da abbandoni e guerre. La pista che li ha ospitati si trova nello stadio di Sidone, in Libano, dove in contemporanea con altre località italiane e del mondo si è svolta la trentatreesima edizione del Vivicittà. ‘Sport e convivenza pacifica’ era il tema della manifestazione legato inevitabilmente agli eventi geopolitici che funestano il mondo e sempre più il Medioriente. I ragazzi in tuta e maglietta sono palestinesi e siriani. Tutti profughi. I palestinesi dei campi che sorgono attorno a Sidone e più a sud a Tiro, nella settentrionale Tripoli, e pure nella cintura periferica di Beirut – come quello tristemente noto di Chatila che fu teatro, nel 1982, della strage attuata dai falangisti col benestare dell’esercito israeliano occupante – sono lì da decenni. Vivono in una precarietà stratificata nel tempo, frutto della cacciata dalla Palestina e dei trasferimenti in altri luoghi d’esilio. Per loro la politica internazionale lascia cadere nel vuoto qualsiasi diritto ad avere una nazione e una casa degne di questo nome.

Questi ragazzi, come i loro genitori e i nonni e i padri dei nonni, non possono tornare nel territorio d’origine per il blocco imposto dallo Stato d’Israele che dal 1948 e dal 1967 occupa illegalmente la terra un tempo denominata Palestina. E’ una storia neanche tanto vecchia che continua a essere divisiva perché i governi di Tel Aviv rilanciano una politica di esclusione e chiusura della società e delle frontiere. Profughi sono anche le centinaia di migliaia di siriani sfuggiti ai miliziani jihadisti e ai militari di Asad che si scannano, dissanguando il territorio e seminando morte fra i civili. Accade da cinque anni, in maniera massiccia da tre, senza che all’orizzonte si profili alcuna conclusione della mattanza che è lotta per il potere fra fazioni, non guerra di popolo. La popolazione siriana è in gran parte fuggita (dodici milioni) o crepata (sono 300.000 o 400.000 le vittime della guerra). Il Libano, una striscia di terra, diviso politicamente e confessionalmente fra comunità cristiane, sunnite e sciite per un totale di 4 milioni di abitanti, deve fare i conti con oltre 400.000 palestinesi e con più d’un milione di siriani riparati sul suo territorio. Persone che non godono della cittadinanza, non accedono a quasi nessun servizio e vengono assistiti solo da Ong. La loro corsa quotidiana è recintata e tutta in salita.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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