Incerto mondo

Enrico Campofreda

Palmira, le demolizioni finali

Palmira, le demolizioni finali

Dell’arco restano i cerchietti in rosso su una foto, quella postata dall’archeologo Khaled Al Homsi, che pur definendosi pioniere di Palmira non resta in loco per non finire come il decano Khaled Assad, decapitato il 19 agosto scorso. Prima della crudele esecuzione del padre-custode delle vestigia romane i miliziani dell’Isis avevano decapitato statue, per sfregiarle, e pure per accaparrarsi reperti da rivendere sul mercato nero dell’arte. Sarebbe interessante conoscere la via della ricettazione e l’acquirente finale, collezionista privato o magari pubblico, una vera bestemmia per la funzione dell’arte. Che in genere stimola i sentimenti più puri, aiuta a migliorare, ma non riesce a compiere un simile miracolo con chi si rifiuta di attivare la mente e il cuore. E finanche la fede. Solo l’oscurantismo che le sette definiscono credo riesce da secoli a far tabula rasa delle testimonianze altrui, nella smania totalizzante di avvalersi di propri totem pur senza simulacri.

Nella carenza di vere radici che invoglia a evitare ogni confronto. Così per i demolitori nulla è esistito prima di sé, del proprio Dio, d’una cieca brama di dominio, in una totale restrizione degli spazi temporali prima che geografici e fisici. Traspare un’assenza di dimora di quella fede che, invece, è gioioso sguardo su quanto s’è fatto e si potrà sempre fare con le cose più semplici della terra e quelle più complesse della natura, fino alla spiritualità creativa in cui, sin dalla sua culla, il genere umano ha trovato nutrimento e stimoli. E’ per questo che sui sassi della Storia, quelli tuttora inerti delle ere geologiche o quelli plasmati dall’uomo – credente e non – c’è impresso quanto i sentimenti, la passione, l’esperienza, il desiderio, l’amore come bene trascendente e immanente, possono regalare. La fobìa vuole cancellare tutto ciò e questa paura, non nuova, s’è impossessata di straordinari luoghi magici del nostro passato. Se quest’incubo passerà, dovremo scavare fra la polvere rosata di Palmira e restituire il soffio vitale al suo corpo stuprato.

Enrico Campofreda

6 ottobre 2015

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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