Incerto mondo

Enrico Campofreda

Palestina, attacco alla ‘scuola di gomme’

Palestina, attacco alla ‘scuola di gomme’

C’è una terra senza pace perché da settat’anni una nazione ha preso il posto di un’altra, ne limita spazio, sovranità, autodeterminazione, ne riscrive finanche la storia, comprimendo bisogni materiali e spirituali, dall’acqua al libero arbitrio. In un angolo di quella terra un tempo Palestina, oggi Cisgiordania o come la definiscono, non a torto, gli abitanti: Territori Occupati, talune ong programmano interventi di sostegno alla vita, spesso rivolti ai gruppi più disagiati. Uno gravita sul villaggio di Al Khan Al Ahmar. Sono beduini, per di più allevatori, che per condizioni esistenziali non riescono a collocare i propri figli a scuola. A questo nucleo rurale la onlus milanese ‘Vento di Terra’ dal 2009 ha offerto il progetto di una scuola di gomme. Avete capito bene, di gomme: utilizzando i pneumatici dismessi di auto e camion il gruppo ARCò, orientato allo studio e alla realizzazione di strutture bioclimatiche, ha costruito dei locali dove 178 bambini ricevono un’istruzione, per loro altrimenti impossibile. L’hanno definita ‘architettura di pace’ che in quei luoghi si pone come piccola orma di speranza. Superando l’impasse di certa cooperazione internazionale rivolta alla propaganda più che alla concretezza.

Ora quest’opera rischia la demolizione. Le autorità israeliane che impongono un’occupazione con militari, civili che abusano del terreno altrui e leggi create di proposito per sostenere l’illegalità, sentenziano che l’area in cui sorge disturba il corridoio fra l’insediamento di Kfar Adumim e quello di Ma’ale Adumim, due colonie abusive condannate, come molte altre, dalla Comunità internazionale ma impunemente implementate dai governi israeliani, laburisti e del Likud. Ma’ale Adumim conta 35.000 presenze e gli edifici realizzati le faranno salire fino a 50.000. Quest’insediamenti hanno creato una barriera fra la zona di Gerusalemme est, abitata tuttora da arabi e la Cisgiordania, nell’intento di mettere le mani sull’intera città storica, patrimonio spirituale delle tre religioni monoteiste e bene prezioso di cultura. Israele, non solo quella fanatica ultraortodossa ma la stessa che con norme e leggi si vanta d’essere “l’unica democrazia mediorientale” mette alla gogna un villaggio e una struttura di sostegno per garantire l’abuso, spesso violento, delle colonie. Purtroppo Israele perpetua apartheid, persecuzione, pulizia etnica di quella terra in cui continua a seminare tempesta.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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