Incerto mondo

Enrico Campofreda

Omicidio Galizia: Malta, la matrigna omertosa

Omicidio Galizia: Malta, la matrigna omertosa

Daphne Caruana Galizia era una maltese appassionata e affezionata al suo piccolo Stato, come cittadina e madre. E come giornalista. Per questo spendeva il suo tempo a osservare, ascoltare e commentare le vicende sempre più intrigate e sempre più losche che in quella storica isola accadevano negli ultimi anni. Avvenimenti interni con risvolti internazionali che erano finiti nei dossier decriptati dall’International Consortium of Investigative Journalists denominati “Panama Papers”. In quel pozzo senza fondo sguazzavano le società off-shore create da imprenditori, politici e ricconi in genere (da sportivi a personaggi dello spettacolo passando per i faccendieri) che puntavano a evadere il fisco nei propri Paesi, a creare tesori esentasse nei paradisi fiscali dell’intero mondo. Tesoretti personali li deteneva anche il premier maltese Muscat, un laburista amico di Tony Blair, ultimamente finito a vestire i panni di ambasciatore della finanza dei petrolieri (e che petrolieri: la British Petroleum, una delle Sette Sorelle).

Le ‘carte di Panama’ rivelavano che Michelle Muscat, consorte del primo ministro era la depositaria della società Egrant sul cui conto veniva versato un miliardo di dollari girati dalla famiglia Aliyev, il cui papà è da oltre un decennio il presidente-padrone dell’Azerbaijan. E in accordo con l’Unione Europea raggiungeva l’affare più grosso della sua vita col gasdotto Tap che dalla nazione azera giunge in Italia, distibuendo il gas nel vecchio continente. Ma “mancetta” ai Muscat rappresentava il ringraziamento per i buoni uffici praticati dal politico de La Valletta nel Parlamento di Bruxelles. E non è tutto. L’isola mediterranea è diventata il punto di passaggio per l’opera di società criminali che riciclano denaro sporco con attività immobiliari, turismo, casinò e scommesse; traffici di droga, rifugiati e armi; racket della prostituzione e clandestini. Nel suo personale archivio la reporter conservava questioni trattate e denunciate tramite il blog Running Commentary, e intrecci politico-economici su cui stava indagando.

Con la passione con cui interpretava un mestiere importante e discusso, che può rappresentare l’occhio vigile sul potere o lo sguardo socchiuso, acquiescente e servile rivolto altrove. Per il carattere con cui Daphne intendeva questo mestiere, servizio alla comunità dei cittadini anziché subordinazione ai potenti o insulsa autorappresentazione di sé, lei ha trovato la morte. Con un’esecuzione che è un avvertimento esplicito: tacitare definitivamente chi cerca la verità sulle nefandezze di cui si macchia una parte della società e con l’auto-bomba è al tempo stesso firma dello scempio criminale. Il discusso governo di Muscat, che oltre al premier vede implicati due ministri (Schembri e Mizzi) in tangenti e corruzione, ora propone ai familiari della Galizia di condividere il richiamo a scoprire i mandanti dell’omicidio. Deciso il diniego dei figli Mattew, Andrew e Paul che invece chiedono le dimissioni del premier, e affermano: ”Chi per tanto tempo ha ricercato il silenzio di nostra madre, non può adesso offrire giustizia”.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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