Incerto mondo

Enrico Campofreda

Mosul, bruciare per credere. No al rogo dei libri

Roghi, come nella peggiore tradizione oscurantista e oppressiva. Li hanno subìti migliaia di libri accatastati in strada a Mosul, una delle grandi città controllate dalla scorsa estate dai miliziani dello Stato Islamico, cui non piace che la popolazione legga e s’informi. Detestano l’istruzione e la circolazione d’idee prima ancora di odiare e bollare come blasfeme altre religioni. Vogliono sudditi asserviti, controllati e incattiviti da scagliare nel grande Jihad lanciato contro l’Occidente. Da giorni Mosul registra arresti di librai che tenevano in bottega testi cristiani, qualcuno anche antico e raro, vere opere d’arte. Una repressione che viene additata da predicatori formati nella terra dei sovrani sauditi, molto carezzati e omaggiati dall’Occidente, ed eseguita dalla polizia della “fede e della moralità”. Quella vestita di nero che gira in strada per applicare la Sharia, pronta a controllare che i commercianti non rubino e i funzionari non si facciano corrompere. E che non vuole arte né musica nelle scuole, dove segrega sessualmente studenti e giovani.

 

Quella che punisce blasfemi e adultere, se va bene a frustate, nei casi più gravi con la lapidazione, condanna antichissima e orrenda quanto le esecuzioni ricattatorie dei tagliagole. Notizie che giungono tramite agenzie da Mosul e dintorni parlano d’una distruzione sistematica all’interno della biblioteca cittadina. Giovani jihadisti dall’aria invasata si lanciavano su scaffali e teche frantumando e calpestando con disprezzo le preziose presenze cartacee. Tranne che taluni testi islamici ogni pubblicazione di filosofia, storia, scienze, poesia, letteratura veniva considerata degna di censura e, poiché propagatrice d’idee peccaminose, data alle fiamme. Così certi tomi preziosi – fortunatamente scampati alla combustione del fosforo bianco che durante l’Iraqi Freedom bruciava per giorni uomini e cose, quei libri salvati da gente comune, da fedeli musulmani coscienziosi, non sono più fra noi. Sono stati ridotti in cenere, com’erano tornati polvere reperti archeologici delle civiltà mesopotamica durante i bombardamenti della Nato sul Museo di Baghdad.

 

Enrico Campofreda

 

3 febbraio 2015

 
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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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