Incerto mondo

Enrico Campofreda

Mohammed, il viaggio e la sparizione

Mohammed, il viaggio e la sparizione

Quella di Mohammed Essam e di suo padre è la storia d’una speranza disperata. Di chi parte e non arriva e di chi perde un figlio, ma non ne ha la certezza perché il cadavere è scomparso, inghiottito dal mare. Tutto inizia in un villaggio, Aghour Al-Sughra, uno dei luoghi d’Egitto da cui si fugge. Per mancanza di tante cose, per sognare semplicemente un futuro che i governi pre e post ‘Primavera’ non offrivano e non offrono agli abitanti. La località è a ridosso del Cairo, a neppure trenta chilometri, ma la sua unica economia è primaria, basata sulle coltivazioni agricole. Seppure le tabelle metereologiche definiscono il clima di quell’area “desertico” la buona volontà dei contadini riesce a produrre, convogliando nei campi l’acqua del grande fiume.

Dal villaggio, che oggi conta ventimila persone, sono partiti negli ultimi anni oltre tremila migranti per la città di Torino. Prima uomini, poi famiglie, di recente soprattutto giovanissimi che poco sopportano la stagnazione e l’autoritarismo in cui si dibatte la nazione. Fra i partiti, e poi dispersi in uno dei naufragi avvenuti nel Mediterraneo, c’era Mohammed, adolescente ancora minorenne di cui la famiglia ha perduto le tracce, non la speranza di riabbracciarlo. Nonostante le domande rivolte a polizia e magistrati sul carico del battello dove viaggiava il ragazzo (imbarcazione speronata dai trafficanti e affondata, nella quale solo in undici su cinquecento si salvarono) il padre di Mohammed non si dà per vinto.

S’è dannato per mesi, lasciando i campi e altri familiari, recandosi periodicamente negli uffici della capitale a domandare di suo figlio. Ora ha coinvolto il Procuratore generale egiziano, che gli ha promesso un’indagine rigorosa per recuperare indizi sul naufragio e la ricerca e l’arresto per i trafficanti-assassini. Finora non è accaduto nulla. La tragedia si tinge, comunque, di giallo per l’iniziativa di alcuni parenti di altri scomparsi che suppongono che qualcuno dei giovani, salvatosi coi pochi naufraghi, non sia stato registrato o sia volontariamente nascosto in qualche angolo d’Italia o d’Europa. Quel labile filo di speranza è forse solo l’illusione di chi pensa come sia pazzesco finire la propria esistenza in mezzo al mare. A sedici anni.

 

Enrico Campofreda

28 settembre 2015

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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