Incerto mondo

Enrico Campofreda

Malalai Joya in difesa dei difensori

Malalai Joya in difesa dei difensori

Partecipando all’assise In difesa di, organizzata a Roma da alcune Ong italiane impegnate nel sostegno e nella “difesa dei difensori dei diritti umani” (avvocati, giornalisti, scrittori, mediatori culturali, cooperanti, attivisti) l’ex parlamentare afghana Malalai Joya (espulsa nel 2007 dall’Assemblea e più volte minacciata di morte) ha espresso la sua ennesima testimonianza sulla caos, sul degrado, sulla morte che non s’allontana dal suo Paese. Un’area dove il conflitto esiste ininterrottamente da 38 anni, fomentato da grandi potenze e da attori regionali. Dal 2001 le sorti dei 30 milioni di afghani sono in mano ai progetti guerrafondai statunitensi che in quella terra hanno fatto migliaia di vittime, in gran parte civili, e continuano a sperimentare nuove armi di distruzione di massa come la Moa, la cosiddetta (dal presidente Trump) “madre di tutte le bombe”. “Dopo l’uso dell’uranio impoverito, del fosforo bianco, delle bombe a grappolo con cui hanno massacrato il nostro popolo, gli Stati Uniti e i Paesi occidentali, continuano l’occupazione a sostegno del governo fantoccio di Kabul” ha denunciato Joya nel suo intervento.

Proseguendo: “Due sono i tumori da estirpare in Afghanistan: l’occupazione militare e il fondamentalismo tuttora presente negli stessi ruoli istituzionali, quest’ultimo è rivolto a opprimere la popolazione e la gente, ma viene protetto e foraggiato dall’Occidente per giustificare la presenza delle proprie truppe. In queste settimane uno dei più sanguinari signori della guerra – Gulbuddin Hekmatyar –, un tempo ricercato quale massacratore di migliaia di afghani, è rientrato nella nostra capitale per presiedere, a nome del governo, colloqui coi talebani. Anche questo è un insulto a chi, in ogni angolo del mondo, si batte contro l’oppressione e per l’affermare la giustizia e l’autodeterminazione”. Purtroppo le iniziative di organismi non governativi, delle strutture internazionali a cominciare da quella delle Nazioni Unite, poco o nulla possono davanti a logiche geopolitiche incentrate sul sovrapotere imperialista, nonostante Esecutivi e Parlamenti di tante nazioni si riempiano la bocca di democrazia e libertà, continuando a inviare (come fa l’Italia) i propri militari nelle sedicenti “missioni di pace”.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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