Incerto mondo

Enrico Campofreda

L’Egitto perseguita lo scrittore dei sogni

Il caso di Ahmed Naji, il giovane scrittore che un procuratore egiziano vuol condannare a due anni di reclusione per richiami “amorali” a sesso e droga presenti in un suo libro, non è certo un esempio isolato. Altre persecuzioni riguardano Islam Behery, ricercatore e presentatore televisivo, la scrittrice Fatma Naoot, entrambi accusati di diffamazione della religione islamica. E siamo solo agli ultimi episodi. Che il giro di vite alla libera espressione si collochi nella scia della più ampia censura e repressione attuate dal presidente golpista al Sisi, è purtroppo una cruda realtà. A detta di alcuni intellettuali cairoti, ormai il regime tratta la narrativa con lo stesso metro usato per l’informazione, applicando la censura più bieca. E c’è di più, perché per Naji il messaggio diretto è: se vuoi scrivere contro la pubblica morale, non potrai stare tranquillo. Eppure secondo il noto e acclamato scrittore Alaa Al-Aswany nelle pagine di Naji non c’è nulla di più scottante di quello che egli stesso ha trascritto in certi romanzi. Ciò non rappresenta un’automatica garanzia, perché in futuro la scure censoria del regime potrebbe fare altre vittime anche illustri.

Durante la presidenza dell’islamista Morsi questi artisti bersagliavano egualmente il potere presidenziale, ma non subivano vendette. I detrattori della Fratellanza insinuano che quel politico non lo fece solo per la breve permanenza nel palazzo di Heliopolis. Resta l’attuale cupa realtà che diventa tragedia quando, oltre a vietare la libera circolazione d’idee, impedisce anche la circolazione degli individui come confermano le sparizioni e le uccisioni di elementi sgraditi, locali e stranieri alla Regeni. Eppure qualche azione solidale squarcia il muro della paura: scrittori, registi, artisti lanciano una campagna per la cancellazione della condanna a Naji e il ritorno in circolazione delle sue opere. Tanti intellettuali come lui sono minati non dal conservatorismo, che pure esiste, ma dalla stessa politica. E paradossalmente sebbene scrittori e lettori costituiscano una cerchia ridotta, si vuole azzittirli perché argomentano e pensano, inseguendo sogni e desideri. Questi, come le idee, continuano a inquietare ogni potere.

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Enrico Campofreda, 4 marzo 2016

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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