Incerto mondo

Enrico Campofreda

Le città d’arte d’Italia a lutto contro l’Isis

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Una Primavera così nera e celata Firenze non la vedeva dal 1944 quando lei, la statua che raffigura la stagione del risveglio della vita, finì stroncata dalle bombe tedesche insieme al ponte di Santa Trinita. Nel dopoguerra accanto al miracolo della ricostruzione ci fu quello del ripescaggio e del restauro delle sculture delle quattro stagioni.

 

La Primavera, che ha col capoluogo toscano un’empatìa particolare anche in virtù della celebre tempera simbolo del Rinascimento italiano, nei giorni scorsi è stata ricoperta con un drappo nero. E’ diventata il fulcro d’una protesta internazionale cui hanno aderito diverse città italiane. #unite4heritage è l’hashtag con cui sui social network si richiama l’attenzione per denunciare lo scempio compiuto dai miliziani dello Stato Islamico verso i patrimoni dell’umanità presenti nelle aree irachene e siriane occupate dai jihadisti. Ultime, solo in ordine di tempo, sono le vestigia di Palmira, fiore del deserto siriano, su cui si temeva il ripetersi dei gesti distruttivi già conosciuti a Baghdad, Mosul, Ninive, con la perdita d’immensi tesori dell’arte. Per ora fermati.

 

La campagna del drappo a lutto cerca di sensibilizzare i cittadini del mondo assieme ai governi mediorientali e occidentali, che nulla fanno contro la furia perversa dei miliziani islamisti, spacciata per operazione moralizzatrice che eliminerebbe raffigurazioni idolatre. Il panno che ha oscurato la Primavera sul ponte fiorentino, non è l’unica azione di protesta italiana. Verona sull’Arena, Ferrara dal suo Castello Sforzesco, Urbino dal Palazzo Ducale lasciavano scivolare le loro lacrime nere, ciascuna grida di  sdegno e rabbia, perché le perdite delle pietre della Storia e della loro magnifica bellezza sono simili alla scomparsa di vite umane.  Rappresentano lacerazioni dell’anima. Anche Torino, Siena, Vicenza, Padova, Roma, Napoli hanno mostrato il nero del proprio sconforto listando a lutto alcuni punti simbolo dello spazio urbano. Accanto alla protesta civile e alla sensibilizzazione della cittadinanza sul problema, resta il senso d’impotenza di fronte a chi giustifica la personale sciaguratezza con presunti orientamenti di fede, una manipolazione che irrita tanti musulmani.

 

Enrico Campofreda

 
20 maggio 2015

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Commenti
  • Elena Adriana Papa

    Beppe sei mitico!

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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