Incerto mondo

Enrico Campofreda

La guerra che è in noi

La guerra che è in noi

Materia corporea ma anche vita, statica o in movimento coinvolta in conferenze, lezioni di Thai-Chi, concerti di musica elettronica. Assecondate dalla comodità dell’esistenza conosciuta in quei luoghi pubblici o privati delle città, le nostre città occidentali. E la possibilità e il timore che tutto cambi, come del resto sta cambiando. Radicalmente. Repentinamente. Il lavoro teatrale di Tanya Beyeler e Pablo Gisbert porta in scena la contraddittoria realtà in cui s’intrecciano, abitudini, paure, straniamenti che il mondo diffonde alla sua gente. Il gruppo catalano di performer, danzatori, musicisti denominato El Conde De Torrefiel si muove in un universo in evoluzione, dove loro stessi constatano e riflettono sull’individualità in cui è ormai organizzato il sistema sociale. Al contempo coinvolgono il pubblico fra cui è prescelto chi dialoga a tema. Un filo conduttore è offerto dal concetto espresso dal titolo delle piéces: Guerrilla che s’estende in scontri esteriori e interiori.

Di fatto la nostra quotidianità, incentrata su bisogni e desideri che prendono forma in un orizzonte pacifico, rischia di venire compromessa dai visibili segnali di guerra diffusi ovunque. Le guerre decise per noi, e da noi conosciute attraverso agghiaccianti immagini del passato e presente, e quelle scatenate nel nostro inconscio e magari, in piccolo, tradotte in azioni che seguono i pensieri. Se, ad esempio, allunghiamo lo sguardo sul panorama geopolitico osserviamo un mondo capace, dopo gli sciagurati conflitti mondiali del secolo scorso, di riproporre un’infinità di focolai,  potenziali inneschi per l’ennesima guerra planetaria. Ma già avere in testa l’idea di ‘guerriglia’ può equivalere a farla propria, con una disinvoltura assolutamente ingombrante per il mantenimento d’una vita tranquilla. E’ ciò che accade e non ce ne accorgiamo, oppure ce lo riveliamo restando passivi e impotenti. Immersi in quel male diffuso insito nella violenza perversa che va anche oltre la sopraffazione delle armi e la soppressione della parola. E’ il germe silenzioso che s’impadronisce dei nostri cuori.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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