Incerto mondo

Enrico Campofreda

Kabul, rispolverare i libri della biblioteca pubblica per ripartire

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La notizia è di per sé curiosa e incoraggiante: nella capitale afghana c’è chi pensa a creare un sistema di biblioteche, partendo da quel che è sopravvissuto alle distruzioni. Nella terra delle “missioni di pace” che portano la guerra e dei conflitti etnici per bande, dell’elevatissime mortalità infantile e disoccupazione, dei dieci dollari mensili di reddito pro capite, della persecuzione delle donne secondo mai rinnegati princìpi tribali, l’idea di far fiorire biblioteche offre uno scorcio di luce. Tutto nasce in un angolo della Biblioteca pubblica di Kabul dove lavora mister Kharoti che, in spazi angusti, dove s’ammassano sotto la polvere 6.500 volumi di storia, letteratura, geografia, scienze naturali, riesce a soddisfare una parte delle richieste rivoltegli soprattutto da studenti. In un dipartimento situato in due edifici storici a neppure mezzo chilometro dal Palazzo presidenziale sono raccolti testi di studio sul Corano e anche libri per bambini in lingue straniere e raccolte di poesie nei linguaggi locali dari e pashtun. Certo, chi c’è stato racconta che molti volumi sono in condizioni pessime per la precaria conservazione e l’umidità delle stesse stanze che ospitano la struttura.

 

Per risanala il governo dovrebbe destinare qualcosa della pioggia di denaro che giunge alla nazione sotto forma di ‘aiuti internazionali’, invece non dà nulla. Gran parte dei miliardi di dollari sono dirottati verso i poteri forti (esercito, banche) o quelli solo parzialmente legali incarnati dai potentati locali che offrono “servizi” all’apparato politico e istituzionale. La biblioteca vive esclusivamente di donazioni individuali o collettive. Mentre la stessa normativa editoriale afghana solo nel 2012 ha adottato, e non per tutti i testi, l’ISBN, il numero di riferimento internazionale del libro, con cui poter rintracciare le opere pubblicate.

 

Il Ministero dell’Educazione non nasconde che il miglioramento del complesso e di una rete di biblioteche diventa una necessità per gli studenti, i fortunati che possono accedere alla frequentazione di scuole superiori e dell’università che non sono molti, ma nonostante tutto esistono.  Lo staff tuttora impiegato, non è né grande né esiguo. Sono una sessantina d’impiegati che fanno il possibile con le poche risorse a disposizione, e senza aver ricevuto in questi anni rudimenti organizzativi. L’ennesimo atto di volontà in un Paese che non vuole morire.

 

Enrico Campofreda

 

22 aprile 2015
 
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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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