Incerto mondo

Enrico Campofreda

Islamofobia, uno stop dalla Settima arte

Islamofobia, uno stop dalla Settima arte

Il primo netto dissenso ai passi xenofobi di Donald Trump era recentemente giunto dal mondo del cinema. Lanciato dall’attrice Taraneh Alidoosti, interprete femminile del film “The Salesman” di Asghar Farhadi in predicato per una nomination all’89° Academy Awards di Hollywood. Lei annunciava il personale boicottaggio alla prestigiosa serata prevista il prossimo 26 febbraio in segno di protesta al divieto d’ingresso negli States imposto dal neo presidente americano ai cittadini iraniani e di altri Paesi islamici: Iraq, Siria, Libia, Somalia, Sudan, Yemen. Trump afferma di voler difendere il Paese dal terrorismo e insinua che qualsiasi islamico possa rappresentare un pericolo. Il tema è già stato dibattuto durante la lunghissima campagna elettorale. Il tycoon newyorkese proprio usando xenofobia e razzismo ha sbaragliato il campo sia nello schieramento repubblicano che l’ospitava, sia nello scontro diretto con la candidata democratica, facendo dei sentimenti più beceri un cavallo di battaglia di realismo politico. L’America che lo sostiene è al tempo platea e supporto.

Dagli avversari elettorali viene considerata un’altra America, secondo il più classico degli schemi che trova nel pluralismo il fulcro della democrazia. Cosa giustissima. Il problema inizia quando questo sacrosanto princìpio viene invaso da idee e azioni che mettono a repentaglio  la democrazia stessa. Le polemiche che hanno accompagnato l’intero percorso elettorale di mister Trump riguardavano proprio xenofobia, razzismo, conditi dal machismo del personaggio di successo. Ora che ha agguantato il potere l’uomo non si smentisce, sceglie fra i collaboratori gente come Michael Flynn, Mike Pompeo, Rex Tillerson. Li colloca ai vertici di: Sicurezza di Stato, Cia, Segreteria di Stato. Questi signori vedono nell’Islam un demone da combattere e pensano di rilanciare un generalizzato braccio di ferro col mondo musulmano. Non contro il terrore jihadista, pensano che chiunque provenga da Oriente sia un nemico: immigrati, profughi, popolazione civile, lavoratori d’ogni tipo compresi i professionisti. Un potenziale premio Oscar ha sollevato un grido d’allarme, e in questi giorni l’America anti Trump è in subbuglio.

Enrico Campofreda

© Riproduzione Riservata
Tags

Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello

Utenti online