Incerto mondo

Enrico Campofreda

Iran, stretta di costumi

Iran, stretta di costumi

MILANO – Proseguono, isolate oppure organizzate, le proteste di giovani donne iraniane che si sfilano il velo in pubblico ed espongono il capo scoperto allontanando da sé l’hijab. Di pari passo riprende la dissuasione da parte della polizia ufficiale e di quella religiosa che rilancia controlli dei costumi sulle strade e nei parchi delle maggiori città iraniane, assumendo talvolta toni minacciosi. Le ronde giungono anche a punire quelle donne che vestono abiti non consoni al modello di severità richiesto dal regime, tantoché si registrano episodi postati su vari social network da singoli o da organismi spontanei di opposizione al sistema, che denunciano fermi di ragazze. La stretta è abbastanza recente, poiché nelle maggiori città da Teheran a centri come Isfahan, Shiraz, che hanno visto negli ultimi quattro anni un crescente flusso turistico, la tolleranza era diventata una norma non scritta eppure esistente. Non è più così, visto che i casi di repressione riprendono come all’epoca della presidenza del conservatore Ahmadinejad.

Anche questo tema è usato nel conflitto a distanza fra due Paesi che mirano all’egemonia sul panorama geopolitico mediorientale, appunto l’Iran e l’Arabia Saudita. L’emittente Al Arabiya ha dato ampio risalto a un ultimo episodio d’intervento della polizia che vigila sulla moralità dei cittadini iraniani, che era stato ripreso da un servizio dell’agenzia Associated Press. L’intento informativo assume contorni strumentali da parte del media d’una nazione che fa della rigidità delle norme coraniche l’asse fondante della vita personale e collettiva dei sudditi della dinastia Saud. La polizia di Riyadh non è meno severa di quella di Teheran, anzi. E la svolta modernista voluta e sostenuta dal principe Bin Salman, basata su aperture al mondo femminile nel quotidiano, dallo svago allo sport, rappresenta una maschera dietro cui si cela il tradizionalismo oltranzista del fondamentalismo wahhabita. Cosicché su questo versante il sunnismo salafita e lo sciismo della componente degli ayatollah iraniani addirittura più conservatori della Guida Suprema si trovano, pur su fronti opposti, a reprimere. E reprimere innanzitutto le donne.

https://youtu.be/b4XqFi4jl-I

Enrico Campofreda, 20 aprile 2018

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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