Incerto mondo

Enrico Campofreda

Iran senza veli

Iran senza veli

C’è un’iraniana particolare che se ne sta senza velo. E spesso a braccia scoperte. Tutto ciò che è vietato alle donne del suo Paese, in genere anche alle atlete. Lei, Nasim Eshqi, trentasei anni, è una fortissima arrampicatrice su roccia. Pratica questo sport da tredici anni ed è diventata fra le migliori del mondo, al punto da interessare una regista che le ha dedicato un documentario presentato in questi giorni al Trento Film Festival. Vive a Teheran, ma viaggia spesso in altre nazioni per avere maggiori facilità di confronto e contatto con colleghi che praticano questo sport. Nonostante l’accresciuta bravura e popolarità nel suo Paese non ha agio nell’allenamento e nelle imprese che si propone poiché entra in conflitto con le norme che impongono alle donne di coprirsi (accade anche alle maratonete) e di non potersi accompagnare con atleti maschi sposati. Così Nasim cerca pareti nel Caucaso o in Turchia, dove nonostante la legge dell’hijab l’Islam chiude un occhio su talune performance al femminile. Seppure questa durissima disciplina sportiva non apra panorami su un pubblico di massa e si svolga in luoghi appartati il clero iraniano e taluni luoghi comuni, che tuttora vogliono la donna ferma a tradizioni secolari di moglie e madre, ovviamente limitano gli orizzonti.

Non quelli di Nasim, che sin da bambina quando praticava arti marziali, preoccupava non poco gli stessi genitori che vedevano la figlia crescere fuori dagli schemi convenzionali. Una normalizzazione del proprio stato che ne appagasse anche un’indole ipercinetica Nasim l’ha attuata dedicandosi allo studio delle attività motorie, specialità nella quale ha conseguito il titolo d’insegnante. Ma accanto all’istruzione di giovani allieve, finora Eshqi non ha smesso d’inseguire obiettivi sportivi d’alto livello. E vuole farlo anche in Iran, poiché ama il suo Paese. Un sogno al quale non rinuncia è aprire una nuova via d’accesso sulle rocce della catena dei monti Zagros, secondo la tradizione kurda il luogo d’origine di questo popolo. Nasim punta al monte Behistun, famoso per la presenza sulle pareti d’iscrizioni che risalgono all’epoca di Dario. Uno scenario favoloso, dove comunque la presenza di arrampicatori è discreta. Immersi nella maestosità della natura imparano a rispettarla, a misurarsi non contro essa ma nel suo ambiente aspro e grandioso. Imparano a misurarsi con se stessi, con la regola d’essere temerari senza strafare. Ciò che l’arrampicatrice senza velo (impossibile conviverci secondo la forza di gravità) sente di fare rispettando il Paese e la fede.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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