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Enrico Campofreda

Iran, la ragazza svelata

Iran, la ragazza svelata

La stampa mainstream l’ha già elevata a simbolo dei giorni caldi di fine 2017 registrati in Iran. Una ragazza che sale su rialzo stradale, in una trafficata via del centro di Teheran, si slaccia il candido velo e lo issa su un bastone a mo’ di stendardo. Dando corpo alla protesta dei ‘mercoledì bianchi’ organizzati in opposizione all’obbligo dell’hijab da un’attivista iraniana, Masih Alinejad, che vive in esilio. La giovane è stata poi arrestata, ma non per sedizione come i manifestanti che in tante località del Paese hanno inscenato proteste contro il carovita, la disoccupazione e anche contro il potere clericale che sta stretto a una parte della popolazione, specie giovanile. Mentre il presidente Rohani, sempre moderato ma egualmente contestato per non aver mantenuto certe promesse elettorali, dichiarava che occorre recepire la voce e il sentimento della gente, la Guida Suprema ha parlato di tumulti fomentati dai nemici dell’Iran, che esistono e non sono pochi in Medio Oriente e nell’Occidente. Proprio quest’Occidente, Stati Uniti in testa, pratica un embargo di ritorno nei confronti della società persiana, bloccando o penalizzando le transizioni bancarie di ogni import-export e di molteplici attività finanziarie di quel Paese.

La ragazza di Teheran è stata arrestata probabilmente per coincidenza con questi tumulti, non per la svestizione del velo, visto che proprio nei giorni precedenti il governo aveva emanato un decreto che accettava le donne a capo scoperto, impedendone arresto o sanzioni, invitandole, al più, a seguire ‘corsi islamici’ presso strutture delle forze dell’ordine. Questa svolta definita “femminista” dell’amministrazione Rohani vale, comunque, solo per la capitale, altrove non sono ammesse deroghe. La metropoli di oltre 12 milioni di abitanti, con un’infinità di giovani donne, risulterebbe un’enclave grazie a questa trasformazione di costumi, rispetto alle rigide norme introdotte con la rivoluzione khomeinista. Sebbene si ricordi una fase di tolleranza durante la doppia presidenza del riformista Khatami (1997-2004) di fronte alla moda, avviata da un ventennio, delle cosiddette “malvelate”. Ora però le fazioni tradizionalista e oltranzista, sostenute da alcuni anziani ayatollah, sono già impegnate a ostacolare il nuovo corso che sa di secolarismo. Se non sarà la polizia a censurare le donne senza velo si mobiliteranno attivisti e sostenitori del buon costume che intervengono a tutela della morale anche sugli uomini che dovessero apparire in pubblico a torso nudo o in pantaloncini.

Enrico Campofreda, 5 gennaio 2018

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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