Incerto mondo

Enrico Campofreda

Iran, l’oro solidale

Iran, l’oro solidale

La cultura del senso civico, sempre più rara nel mondo globalizzato, conserva esempi anche dove non l’aspetteresti: l’ambiente sportivo che oltre alle lusinghe del successo a ogni costo, insegue interessi affaristici sempre più marchiati. Ovviamente non in tutte le discipline e non ovunque nel mondo. Forse non è un caso che dalle medaglie d’oro iraniane del tiro a segno paralimpico e del sollevamento pesi olimpico siano giunte due testimonianze di solidarietà “ai compagni compatrioti che soffrono”. Così dopo il terribile terremoto che ha squassato diverse aree sul confine iracheno e iraniano, producendo vittime (finora 500 e oltre 9000 feriti) ma si teme che le cifre possano aumentare, la campionessa di tiro a segno Sareh Javanmard e il campione di sollevamento pesi Kianoush Rostami hanno messo all’asta i rispettivi simboli dorati conquistati ai Giochi di Rio de Janeiro. L’intento è raccogliere fondi da convogliare per gli aiuti alla popolazione colpita dal cataclisma che conta uno straordinario numero di sfollati ed è in difficoltà nella regione montuosa per le intemperie e l’imminente inverno. Probabilmente i due sportivi stanno innescando una catena virtuosa perché si vocifera che altri atleti iraniani faranno altrettanto, e se il moto coinvolgerà altre nazioni assisteremo a una sorta di Olimpiade della solidarietà.

Il terremoto, che ha raggiunto una magnitudo di 7.3, ha devastato una zona di confine fra i due Stati mediorientali, colpendo per una quindicina di chilometri più l’area orientale, dunque iraniana, nella cittadina di Sarpol-e-Zahab. Qui il crollo di parecchi edifici pubblici costruiti in epoca recente ha aperto un caso politico di cui si sta occupando lo stesso presidente Rohani che ha annunciato come la magistratura stia aprendo inchieste sugli appalti concessi a ditte durante la contestata amministrazione di Ahmadinejad. Ma uno dei progetti, definito Mehr, che riguardava case popolari, scuole e ospedali è proseguito anche durante il primo mandato di Rohani. Così c’è chi si chiede se la mossa del presidente sia solo propaganda, perché qualora lui manterrà la promessa di trasparenza dovrebbe mettere in dubbio l’avallo offerto dai suoi stessi collaboratori ai chiacchierati piani edilizi delle aziende statali. Molte di queste aziende afferiscono alle fondazioni del potente partito dei Pasdaran. Alla solidarietà a parole, venuta da più parti, dovrebbero seguire aiuti concreti che in molti casi la geopolitica aggira o addirittura blocca. Così l’iniziativa dei due campioni iraniani apre un fronte parallelo che s’affianca a quello della Mezzaluna Rossa e dell’Onu, perché la coscienza civile può travalicare ogni meschina ragion di Stato o rilancio di un embargo (statunitense) anche sui fondi che si stanno raccogliendo per gli sfollati.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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