Incerto mondo

Enrico Campofreda

Il premio Beethoven non lenisce il dolore del pianista

Il premio Beethoven non lenisce il dolore del pianista

Ayham Ahmad è un giovane pianista, resosi celebre circa un anno addietro per aver suonato fra le rovine del campo profughi palestinese di Yarmouk, presso Damasco. Una vicenda individuale e collettiva, dove la vita e la morte s’inseguono veloci come le dita dell’esecutore sulla tastiera. Una storia che riporta alla mente il caso di Władysław Szpilman, l’ebreo polacco allievo di due allievi di Franz Liszt, prigioniero della Guerra mondiale e dei nazisti. Esperienza rivelata in un libro dallo stesso protagonista e divulgata sul grande schermo dal film di Roman Polanski. Ayham, abbandonando le macerie del suo campo prima che i miliziani dell’Isis l’occupassero, come altri profughi siriani e palestinesi s’è incamminato per la Turchia e ha attraversato il braccio di mare che porta a Lesbo, Chio, Samos, Kos, le isole greche della speranza. Nella fuga è stato fortunato e ha raggiunto la destinazione voluta: la Germania. Da lì non ha mai smesso di ricordare tutti i malcapitati che, diversamente da lui, non erano riusciti a fuggire per tempo, restando schiacciati e straziati col fuoco che arriva dal cielo e da terra.

 

 

Un destino infame dai molteplici tentacoli protratti dall’esercito siriano e dagli oppositori d’ogni risma. Ayham e tanti altri rifugiati politici rammentano (come non potrebbero?) d’aver dovuto brucare erba per lenire quel languore del ventre che, lasciato inerte per giorni, faceva svenire prima di morire. Rivedono immagini dolorose con donne ormai anoressiche distese in terra per partorire, assistite dalla forza e dalla volontà di altre donne – mai disperate, sempre determinate – pur senza mezzi e prive delle più elementari condizioni d’igiene. Mentre a poche centinaia di metri tutti coloro che si scontravano, anche da casa a casa, impedivano l’accesso del cibo, dell’acqua, dei medicinali necessari per i casi più gravi. Sulle vite degli altri la disumanità dei signori della guerra e del potere locale e mondiale dispiegavano – e continuano a farlo – questa follìa chiamata rivoluzione o difesa della nazione. Ayham, che non dimentica, continua a parlarne anche ora ch’è divenuto ancor più celebre. E, grazie alla forza dei social media e alla diffusione del video, ha ricevuto in terra tedesca un riconoscimento di valore come il premio Beethoven.

 

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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