Incerto mondo

Enrico Campofreda

Il cuore in un biscotto

Il cuore in un biscotto

Il cuore e la Ragion di Stato, s’incontrano sulla ferrovia nei pressi di Szeged, Ungheria. Nazione ormai fatta di filo spinato e poliziotti. Ligi, attenti, severi come da ordini superiori che hanno detto no all’arrivo della fiumana di migranti della guerra e della fame. Poi sì, ma con riserva fino al 15 settembre quando il leader e nuovo padrone del Paese ordinerà di richiudere ogni varco.

Intanto uomini, donne e bambini, cercatori di rifugio, varcano e vagano finché possono, sognando un’altra vita che si chiami Germania, Merkel, Svezia, Europa… Nomi più che luoghi e personaggi politici.

Possibilità d’avere un domani di fronte al nulla del limbo in cui il destino li ha spinti. E’ già autunno inoltrato nel ventre del continente che li accoglie e li respinge, pianificando cosa fare, cosa conviene alla macroeconomia e alle strategie geopolitiche. Ciascun rifugiato, i bambini su tutti, ha poco con sé perché il viaggio non permetteva di portarsi qualcosa in più: un maglione, un k-way, scarpe adeguate a una meteorologia differente dal tepore Mediorientale.

Oppure la solidarietà dei teneri e compassionevoli, secondo altri programmatori del business dell’accoglienza, ha offerto un giacchino, coloratissimo. Quello giallo shock su un corpicino fermo a lato delle traversine dei binari, tende un biscotto a un agente che stupito schiva l’offerta. Forse vorrebbe riceverlo, però la divisa, i colleghi, il capo manipolo, Orbán stesso l’avrebbero redarguito. Così cerca di cavarsela con una smorfia imbarazzata. Egualmente imbarazzati altri agenti mascherati osservano oppure guardano altrove.

Un comportamento che l’establishment occidentale e i suoi elettori attuano da tempo verso drammi cresciuti esponenzialmente, come i conflitti internazionali, che vengono ignorati o fomentati, per poi stupirsi della marea umana che “invade” i nostri confini e ci tende la mano. In tanti casi non solo per prendere, ma per offrire spontaneamente quel che può dare.

Enrico Campofreda

15 settembre 2015

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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