Incerto mondo

Enrico Campofreda

Idee al rogo. Fuochi, indici e l’oscurantismo mai morto

Idee al rogo. Fuochi, indici e l’oscurantismo mai morto

Al cittadino medio d’Europa – che non ricade nella spirale d’inseguire tetre follìe razziali mostrate dall’attualità politica del vecchio continente – i roghi di libri (bücherverbrennungen) rievocano le azioni condotte nell’aprile-maggio-giugno 1933 dall’Associazione studentesca tedesca, che inseguiva “pulizie” contro l’essenza “non tedesca” di certe pubblicazioni. Queste andavano “purificate” col fuoco, ovverosia disintegrate. L’ispiratore della “cura”, il teorico del nazionalsocialismo che s’occupava della propaganda, Joseph Goebbles, parlava di “decadenza e corruzione morale”. Obiettivo era l’azzeramento delle idee dell’intellighenzia ebraica (Brod, Zweig), della sovversione diffusa da Marx, Lenin, Trotsky, Luxemburg, ma anche delle stranezze dell’indagine onirica dei borghesi Freud, Schnitzel. Oppure del realismo degli stranieri alla Zola, London, Hemingway, Joyce; per tacere dei tedeschi ripudiati (Hesse, Mann, Brecht). L’elenco è lunghissimo, pari alla fobìe psicologiche che animavano i biechi anni della dittatura nazista.

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La devianza nata nel cuore del nostro continente aveva, se non radici, precedenti nella manìa repressiva che scaturisce dal potere totalizzante, contrario a ogni confronto, violento nello stabilire un mondo a dimensione unica cui non è stato esente il potere ecclesiastico cristiano. La lotta alle eresie partita già col Concilio di Nicea (IV secolo) e i roghi attuati dal IX secolo che colpirono le opere di Fozio, quindi di Abelardo e Arnaldo da Brescia, quest’ultimo ucciso e bruciato egli stesso dopo che erano stati arsi i suoi scritti. Fino all’Index librorum prohibitorum, creato dalla Chiesa Cattolica nel 1558 a opera del Sant’Uffizio. Tutto ciò puniva l’intellighenzia laica, dal Dante del De Monarchia, al Boccaccio del Decamerone e l’opera omnia dei Machiavelli e Ockham. All’indice finì praticamente il Gotha del pensiero: i filosofi Bacone, Hobbes, Locke, Spinoza, Rousseau, Bruno, Galilei, Cartesio, Montesquieu, Kant, Proudhon, Marx. Gli scrittori Beccaria, Leopardi, Balzac, Dumas, Hugo, Gide, Sartre. E ci fermiamo perché anche quest’elenco è infinito. Nel 1966, sotto l’impulso offerto dal Concilio Vaticano II, il papa Montini abolì il perpetuare di questa follìa.

Ora, sotto gli occhi, abbiamo il fondamentalismo dello Stato Islamico, che sgozza individui, disintegra le vestigia del genere umano, ne riduce in cenere le idee, in base a presunte verità contestate in primo luogo da insigni ulema e imam e semplici fedeli musulmani. L’impostura di Al Baghdadi è palese, al pari della scellerata violenza dei suoi servitori in nero, lui non ha competenze religiose. Del resto il Corano e la Sunna mai lanciano alcune delle pretese persecuzioni a teorie di pensiero e materie scientifiche, da questi sedicenti jihadisti considerate come takfir. Anche durante l’ultima fase della dinastìa Omayyade e il Califfato degli Abbasidi opere del classicismo ellenistico e romano riguardanti astronomia, matematica, fisica, medicina e scienze naturali vennero incentivate e tradotte, entrando a far parte della cultura araba senza alcun contrasto con la religione islamica. Purtroppo quel che osserviamo in questa fase è frutto delle devianze impersonate da taluni predicatori e delle estremizzazioni di ben individuate branche del wahhabismo saudita e del deobandismo indo-afghano.

 

Enrico Campofreda

29 settembre 2015

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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