Incerto mondo

Enrico Campofreda

Hanan, la maestra della non violenza

Hanan, la maestra della non violenza

Varkey Foundation è un organismo no-profit, si occupa di educazione di bambini che in ogni angolo del globo vivono disagi. Hanan al-Hroub è maestra e madre in un luogo di guerra non ufficiale, i Territori Occupati della Cisgiordania. Anni addietro ha messo in atto coi propri pargoli un metodo che ora le ha fatto vincere il “Global Teacher Prize 2016”. Questo è un concorso mondiale che l’Ong ha lanciato agli insegnanti di tante nazioni che operano in condizioni estreme: teatri di guerra, violenza, esclusione, povertà. Ottomila i concorrenti, dieci i finalisti. Hanan su tutti, senza però privare i colleghi della validità d’impegno e di risultati ottenuti fra giovani afghani, pakistani, keniani. Il metodo della maestra palestinese parte da un immenso dolore che lei stessa ha vissuto come donna e moglie: vedere il suo uomo finito a terra, colpito e ucciso da militari israeliani, e una gragnuola di pallottole rivolta anche ai bambini che erano con lui. Fortunatamente illesi, però feriti a morte nell’anima. Recuperarne la psiche, l’intelletto, il desiderio di continuare a vivere in quello stesso luogo, il campo profughi di Deisha, non lontano dalla Grotta della Natività di Bethleém, è diventato lo scopo della sua vita.

Il colpo era stato durissimo. I figli ne risentivano, non solo nel rendimento scolastico, ma nell’equilibrio esistenziale. Perché un conto è sentir parlare di violenza, magari vederla, altra faccenda è subirla, soprattutto quando essa ti ruba una parte degli affetti che non torneranno più. Hanan ha provato il metodo coi suoi bambini, coinvolgendo nella quotidianità dei coetanei, un processo di ricollocazione di ciascuno seppure in un contorno feroce. Ha attuando un approccio né difensivo né evasivo, ma rafforzativo di autostima, personalità, socializzazione, condivisione. Ha curato i piccoli con la didattica e i sentimenti e con l’ausilio del gioco. Sembra tutto un’ovvietà, e in effetti non c’è niente di straordinario, però trovare la forza e la pace interiore per far questo in un ambiente nient’affatto normale costituisce un cimento estremo. Gli ottimi risultati che la maestra ha riscontrato coi figli e altri allievi ha condotto i superiori ad affidarle l’orientamento di molti insegnanti. Il suo metodo “giochiamo e impariamo” è diventato un cult e ha vinto il concorso citato. Conoscenza, istruzione, non violenza sono una triade fenomenale per i bimbi palestinesi privati di libertà e patria. Possono esserlo anche per gli scolari del mondo.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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