Incerto mondo

Enrico Campofreda

Haddad, il dramma delle donne d’Oriente

Haddad, il dramma delle donne d’Oriente

Ho toccato i quaranta. E allora? Dentro di me sta ancora giocando e ridendo una ragazzina di dodici anni…” Con queste premesse Joumana Haddad – poetessa, scrittrice, giornalista poliglotta libanese, che ora di anni ne ha 48 e mostra quella bellezza orientale ancora tanto lontana da rughe e capelli bianchi che possono “spezzare il cuore” femminile, seppure a lei “non gliene frega niente”, come chiosano i versi seguenti a quelli citati – lancia l’ennesima riflessione sulla questione femminile. L’ultimo romanzo “La figlia della sarta” (“Bint el-khayata”) ha sullo sfondo quella terra d’Oriente piena di sole ma non di miele e di pace, specie per le donne. I volti femminili che si susseguono dall’armena Siroun, alla palestinese Missan e la Chirine libanese e Jamila siriana, mostrano eroine segnate da coraggio, determinazione, sofferenze e dolore. Per fame ed esodo, violenza, povertà, solitudine, mestruazioni.

Si tratta di quattro generazioni che dal secolo scorso non hanno terminato di battersi per la pace e per diritti elementari, per un conforto quotidiano sempre difficile da ricevere in un mondo avaro di sentimenti. Donne che quotidianamente, in ogni angolo, combattono una battaglia di dignità, spesso circondate da una coltre di densa solitudine. Sono madri e spose, nonne, figlie, nipoti, amanti e sorelle, narrano tutte un dramma storico che pesa sulla vita di ciascuna, nell’esistenza che in quel luogo geografico diventa, in molti casi, un intreccio di sterili lotte. La critica che non nasconde la difficile durezza di certe pagine, riconosce all’autrice il desiderio innato di cimentarsi con grandi problematiche, affrontandole senza sconti perché quel che le interessa smuovere è la coscienza umana. Su questioni di genere, notando come le donne risultano sicuramente vittime, ma riflettendo anche sugli uomini oltre gli schemi di sessismo e machismo. Quegli uomini impegnati in scontri infernali, tutt’altro che invidiabili.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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