Incerto mondo

Enrico Campofreda

Gerusalemme, chi cerca il conflitto eterno

Gerusalemme, chi cerca il conflitto eterno

Eterna Gerusalemme. Città divisa e divisiva per volere umano più che divino, anzi per potere politico. Da quegli uomini di cattiva volontà che incentivano conflitti e sopraffazione, come certi predecessori che nei secoli l’hanno violata con crociate, guerre, invasioni coloniali. Facendosi il segno della croce, vestendo il tallit, inginocchiandosi verso La Mecca c’è chi prega per la pace, eppure in quegli stessi mondi c’è chi lavora per impedirla. Senza ripercorrere millenni di spartizioni, restiamo agli ultimi settant’anni quando, per riparare al crimine della Shoa, le Nazioni Unite consentirono la creazione dello stato di Israele sul territorio della Palestina storica, superando la convivenza fra gli abitanti arabi della regione, musulmani e cristiani, e quelli ebraici lì presenti. Si sosteneva il piano sionista che voleva creare uno stato per soli ebrei. Pur superando il conflitto originario nel maggio 1948, che istituì Israele cacciando dalle proprie terre e case centinaia di migliaia di palestinesi; pur fra ferite e non solo di guerra palese Gerusalemme, Al-Quds per la religione e la cultura islamiche, sarebbe rimasta città aperta.

Aperta alla vita di ebrei che l’abitavano insieme ai palestinesi, quest’ultimi divisi fra una maggioranza a credo musulmano e una minoranza cristiana. Purtroppo non è stato così. Cinquant’anni fa, nel giugno 1967, l’esercito di Israele occupò ogni quartiere della città vecchia e tutti i territori circostanti. Occupazione illegale affermò l’Onu con varie risoluzioni, ma Israele se ne infischiò. Proseguendo con una linea militarista, sostenuta da ogni governo, premier e presidente della neonata nazione. A cui s’è aggiunta un’altra più subdola occupazione, quella dei coloni, che umilia la presenza palestinese non solo secondo princìpi amministrativi e statuali, ma anche come semplice comunità. Gli insediamenti, composti da ebrei non autoctoni e provenienti da altre nazioni del globo, sia quelli creati dal nulla in Cisgiordania come Ma’ale Adummim, sia quelli edificati nel quartiere arabo di Gerusalemme-Al Quds, abbattendo edifici in cui vivevano e vivono i palestinesi, sono un insulto alla più basilare idea di convivenza fra i popoli. Questo accade da cinquant’anni, mentre ora la provocazione di un presidente statunitense cerca di peggiorare un orizzonte compromesso da decenni di squilibri geopolitici.

Enrico Campofreda, 11 dicembre 2017

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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