Incerto mondo

Enrico Campofreda

‘Femminismo’ saudita

‘Femminismo’ saudita

Donne, donne, donne… se non eterni dei, come nell’aria di inizio Novecento di Franz Lehar, certamente rivalutate nella tambureggiante promozione delle grandi virtù del progetto “Vision 2030”, proposto dal governo saudita. Fra i decreti adottati e divenuti operativi c’è quello riguardante il permesso di guida, finora in quel Paese esclusiva del genere maschile. Così la promozione che il principino Bin Salman fa di se stesso e della linea di svecchiamento d’usi e di tradizioni del reame, ha riempito i media di regime (Al Arabiya su tutti) di foto di giovani donne velate, ma con patente a vista. Immagini quasi fashion e modaiole, ovviamente castigate e nient’affatto provocanti. Paiono, comunque, specchi riflettenti e rivolti a lanciare messaggi nuovi per una sostanza poco mutevole. Certo, ora le donne saudite possono guidare, e questo è un bene. Occorrerebbe indagare, e non solo sul piano economico, sulla possibilità generale di ottenere la patente.

Altre notizie dalla petromonarchia c’informano di donne in carriera. Sempre Al Arabiya ha di recente descritto il caso di un’impiegata della compagnìa Aramco (leader locale e mondiale di oro nero) inserita nel piano di diversificazione delle risorse umane aziendali, un percorso che prevede d’incrementare sino al 42% l’occupazione femminile, consentendo addirittura di raggiungere i vertici aziendali. Altra nota decisamente positiva, se fosse diffusa in tutti gli angoli d’una società tuttora classista che mostra resistenze a una piena occupazione femminile, soprattutto per donne non agiate e dedite alla maternità. Come un certo Sud del mondo di cui facciamo parte, si può chiosare. La vera grande battaglia che attente l’establishment della nazione depositaria dell’Islam, riguarda la cancellazione della pesante influenza delle idee wahhabite, fomentatrici d’ogni tendenza antifemminile, reazionaria e fondamentalista. Per una concreta trasformazione non d’immagine, ma di sostanza.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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