Incerto mondo

Enrico Campofreda

Fedi, l’odio e la fratellanza

Fedi, l’odio e la fratellanza

Con questi morti a Minya il Ramadan inizia bene” dicono alcuni messaggi spettrali più che fondamentalisti apparsi in taluni circuiti di social media arabi. Commentano l’assassinio di 29 pellegrini copti assaltati da un commando dell’Isis in una zona desertica egiziana mentre si recavano a pregare nel monastero di san Samuele. Sul fronte opposto un prete copto, uscendo dalla chiesa dopo una funzione ha sottolineato che la comunità poteva essere fiera di quelle morti, perché le persone bloccate e minacciate dai miliziani jihadisti avevano tenuto ferma la propria fede, rifiutando di convertirsi all’Islam. “Per questo possono essere considerati dei martiri”. La coerenza degli individui e l’appartenenza a un credo non rappresentano certo un elemento di biasimo. Anzi. Il coraggio con cui quei cristiani d’Egitto si sono fatti uccidere piuttosto che abiurare può rappresentare una virtù. Ciò che risulta non solo forzato, ma inumano e blasfemo è l’uso della violenza che strumentalizza la fede contro i simili, un processo purtroppo innescato e cavalcato nell’attuale pseudo guerra di religione.

Pseudo perché la religione è il pretesto con cui talune componenti della grande Umma islamica, come salafiti e deobandi, taluni soggetti a esaltazione personale quale fu Bin Laden e quali sono oggi al-Zawāhirī e al-Baghdadi, usano testi sacri e affermazioni soggettive per seminare odio e morte in un mondo che, purtroppo, su altre basi continua a diffondere i suoi crimini. E’ una storia antica riproposta nell’attualità. Secondo alcuni commentatori addirittura immutabile, ma anche queste diventano posizioni individuali di chi antepone tesi ritenute eterne anziché lavorare per quei cambiamenti che producono migliorie. Non per una smielata bontà priva di radici, ma per costruire nel presente e futuro un percorso di comprensione fra simili. Così in queste ore spunta un video che si rivolge ai seguaci del Corano e con linguaggio scorticante parla di “bombardare “ chi arma i kamikaze della morte. Forse usa termini estremi per intervenire – non accade di frequente – su una questione scottante. Parla ai musulmani dell’inutile follìa di massacrare in nome di Allah che cela altri scopi ben lontani da identità rivelate e vissute.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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