Incerto mondo

Enrico Campofreda

Farhadi, un Oscar contro la discriminazione

Farhadi, un Oscar contro la discriminazione

Nella notte delle incertezze, delle gaffes volute o registrate per pressappochismo, che nello spettacolare Paradiso parallelo al mondo della celluloide non dovrebbero esistere, l’unica certezza è rappresentata dall’assenza di uno dei vincitori: il regista iraniano Asghar Farhadi, premiato con il suo The Salesman per il miglior film straniero. Il gesto di protesta era annunciato, aveva un chiaro sapore politico perché politica era la motivazione: contestare il bando contro i musulmani emanato dal neo presidente statunitense Trump, che colpisce fra gli altri i suoi concittadini. Una misura contestata, e per ora abolita, per iniziativa di alcuni giudici della Corte suprema, che il tycoon insediatosi alla Casa Bianca intende ripristinare a breve. Farhadi ha mantenuto la sua parola poiché i princìpi su cui si basa il comportamento di Trump non sono archiviati affatto e il primo cittadino d’America li rilancia, suscitando le ire della popolazione favorevole a una politica inclusiva. Per questo alla vigilia della notte degli Oscar, anche famose star di Hollywood (Jodie Foster, Michael J. Fox) sono intervenuti pubblicamente invocando una resistenza contro i comportamenti divisivi del Presidente.

La prestigiosa statuetta assegnata al film di Farhadi è stata ritirata dall’astronauta iraniana Anousheh Ansari che ha anche letto un breve comunicato del regista. “Mi scuso per non essere con voi stasera. La mia assenza è dovuta alla mancanza di rispetto per la gente del mio Paese e di altre sei nazioni che subiscono il medesimo trattamento a causa di una norma inumana che vieta ai migranti di entrare negli Stati Uniti. Dividere il mondo fra le categorie: americani e ‘nostri nemici’ crea paura e un’ingannevole giustificazione per aggressione e guerra. Tuttociò impedisce lo sviluppo della democrazia e dei diritti umani in Paesi che a loro volta sono vittime di aggressioni. Il cinema può catturare le qualità umane, abbattere gli stereotipi e creare quell’empatia che oggi ci serve più che mai”. L’ultima opera di Farhadi prosegue l’introspezione dello spirito della sua gente nell’Iran d’oggi, già iniziata col film A separation,  che aveva ricevuto consenso di pubblico e critica ed egualmente era stato premiato con un Oscar nel 2012. Prima pellicola mediorientale a ricevere questo riconoscimento.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello

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