Incerto mondo

Enrico Campofreda

Erdoğan reprime Erdoğan

Erdoğan reprime Erdoğan

Non si tratta d’un gioco di parole, è un’omonimia che, ahilei, non la salva da una repressione severa, copiosa, inquisitoria. Quella in atto nella Turchia del dopo golpe, un golpe tentato e fallito che ha aperto la strada al ripulisti governativo non solo verso i sospettati del colpo di mano: militari infedeli, l’avanguardia armata d’un corposo movimento d’idee e servizi che fa capo a Fethullah Gülen, ma di insegnanti, burocrati, giudici, giornalisti, accademici, intellettuali. Tutti – secondo l’accusa – vicini alle delittuose intenzioni del movimento Hizmet (così si chiama la struttura gülenista). Invece fra le decine di migliaia d’incarcerati ci sono liberali, kemalisti, comunisti, semplici oppositori laici, oppure intellettuali com’è la scrittrice Aslı Erdoğan. Un passato dedito agli studi d’ingegneria presso l’Università del Bosforo e, nonostante un dottorato in fisica svolto a Rio de Janeiro, poi riconvertito alla letteratura. In un romanzo che l’ha esposta al grande pubblico: The city in crimson cloak, i riferimenti al protagonista, un giovane e povero turco che finisce nella metropoli brasiliana, e nonostante lo straniamento riesce ad apprezzarne la sensualità, sembra un richiamo alla lacerazione forzata prodotta da tante migrazioni dalla terra d’origine.

Una migrazione anche ideale e non solo ideologica, compresa la sua, che se l’avesse trattenuta all’estero, dove spesso si trovava proprio per l’attività intrapresa, l’avrebbe salvata dalla retata poliziesca che lo scorso 16 agosto l’ha infilata in galera. E dal 20 agosto c’è rimasta, accusata di attività che mina la sicurezza della nazione: articoli a difesa dei diritti civili da lei pubblicati su due quotidiani messi fuori legge: Radikal e Ozgür Güntem. In quest’ultimo, stampato in lingua kurda e chiuso dal 17 agosto scorso, l’establishment governativo turco trova gli estremi per accreditare la scrittrice anche d’attività sovversiva. Aslı non è la sola, come lei ci sono un’infinità d’intellettuali che subiscono un giro di vite preventivo a opera d’un regime pronto a cogliere l’occasione del tentato golpe per schiacciare l’opposizione, soffocare ogni libertà e ogni fonte di critica, dubbio o anche semplice riflessione. Aslı non è, comunque, sola. Con un appello internazionale richiedono la scarcerazione sua e di altri ‘detenuti degli ideali’ un cospicuo gruppo di nomi celebri fra premi Nobel, accademici e uomini di cultura. Come ogni regime il potere prova sempre a fermare la presa di coscienza cui si dedica il lavoro dei maestri del libero pensiero.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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