Incerto mondo

Enrico Campofreda

Egitto soffocato, l’ora di Wael

Egitto soffocato, l’ora di Wael

L’ultimo d’una lista in parte conosciuta, per altri versi liquida e insondabile, si chiama Wael Abbas, un egiziano contro. Mercoledì scorso l’ha prelavato nella sua dimora del Cairo e condotto in un luogo segreto un nucleo della famigerata Mukhabarat, l’Intelligence nazionale. Wael se l’aspettava, viveva col timore che potesse accadere ma non taceva. Scriveva e raccontava quest’Egitto oscuro, turpe, dittatoriale e assassino in ossequio alla sua coscienza di attivista e blogger; in memoria di tanti che come lui sono spariti perché parlavano e denunciavano. Wael aveva iniziato a farlo addirittura prima della rivolta anti Mubarak del gennaio 2011. Quattro anni prima un suo account su You Tube, dove pubblicava video che mostravano le storture del Paese, venne oscurato per iniziativa del ministero dell’Interno. Stessa sorte subiva, dieci anni dopo, un account su Twitter. L’ultimo segnale libero l’ha potuto lanciare sul profilo Facebook negli istanti precedenti l’ingresso dei poliziotti in casa. Aveva visto movimenti per strada e avvertiva gli amici sul social network. “Dov’è Abbas?” gridano ora supporter e chi gli vuol bene.

Lui non può rispondere, altrettanto faranno le autorità, dalle più periferiche alle alte sfere. E’ accaduto già in tanti casi. E’ accaduto per l’omicidio Regeni che vede i vertici di polizia e Intelligence tergiversare e far moine insabbiando una verità che inchioda uomini politici e militari dello staff del presidente. Abbas è uno dei migliori e più seguiti blogger del grande Paese arabo, dove la libertà è calpestata da decenni, ma che dal 2013 conosce una dittatura sanguinaria mascherata dalla presunta bonarietà del generale golpista Abdel Sisi. Con quest’ultimo la nazione, che aveva trovato il coraggio della rivolta e provava, pur fra cento contraddizioni, a cercare vie amministrative liberate dalla fosca tutela militare, è tornata al buio. L’odierno Egitto rivive la repressione violenta di chi esprime qualsiasi pensiero dissonante col potere. Mentre il regime usa il pretesto della sicurezza nazionale contro il terrorismo per colpire non solo il dissenso di un’opposizione azzerata, ma per indurre incertezza e paura su chi pensa e parla. Su chi prova a informare nei canali alternativi, visto che non esistono più media disposti a criticare il regime. Questo faceva Wael.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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