Incerto mondo

Enrico Campofreda

Egitto, le storie celate di Mahfouz

Egitto, le storie celate di Mahfouz

La storia delle storie nascoste di Naguib Mahfouz è semplice e affascinante al tempo stesso. Ruota attorno a un giornalista appassionato, Mohamed Shoair, che lavorava a una pubblicazione su una delle opere più controverse del premio Nobel egiziano della letteratura: “Children of Gebelawy”. Un libro attraente e ricusato che costò al letterato l’agguato a colpi di pugnale da parte di un militante del gruppo Jama’a al-Islamiyya, su ispirazione dello sceicco cieco Abdel Rahman. Quest’ultimo, morto nel 2017, è stato uno degli antesignani del jihad in Egitto, ispiratore, fra gli altri, dell’attentato al World Trade Center nel 1993 e della strage dei turisti a Luxor nel 1997. Fortunatamente le coltellate del fanatico islamista non uccisero Mahfouz.

Certo ne segnarono i giorni fino alla morte sopraggiunta naturalmente nel 2006, alla veneranda età di 95 anni. Oltre alla visione laica dell’esistenza gli veniva rimproverato il tema narrativo che s’interseca con le tre religioni monoteiste presenti in Medio Oriente, con tanto di allegorie funzionali a quella critica agli uomini forti che, in vari campi, si susseguono, combattono e si rimpiazzano. Mentre cercava, sbirciava, leggeva prendendo appunti Shoair s’è imbattuto su alcuni racconti pubblicati dallo scrittore sul periodico Nisfeldunia. Erano cinquanta, ma non furono tutti pubblicati. In un faldone, trovato in un archivio e riguardante il magazine, il giornalista ne ha scoperto alcuni inediti.

Così ha preso contatti con l’unica figlia del narratore rimasta in vita e dalla pesca miracolosa scaturirà una pubblicazione di 18 racconti. “Sarà come riavere Mahfouz fra noi” ha commentato qualche critico letterario. Sarà come averlo al cospetto d’un panorama socio-politico dove intolleranza, repressione, e quegli uomini forti narrati in certe vicende, non sono mai tramontati. “L’oppressione deve cessare mentre la notte cede al giorno, vedremo la fine della tirannia e l’alba dei miracoli”, così recitava il popolo di Mahfouz.  Questo spera una nazione dove gli uomini forti si susseguono a detrimento della salute fisica e psichica, morale e spirituale della sua gente.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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