Incerto mondo

Enrico Campofreda

Egitto, dalla repressione sociale a quella sessuale

Egitto, dalla repressione sociale a quella sessuale

Una bandiera arcobaleno con la scritta Lgbtq, l’acronimo che sta per lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer (chi non vuole definizioni sulla sua identità sessuale e d’individuo) è stata sventolata al Cairo durante il recente concerto del sestetto rock libanese Mashrou’ Leila. Casualità? Forse. Secondo alcuni il gesto, pur simbolico, voleva sottolineare il clima fobico presente nell’attuale Egitto nei confronti della libera sessualità. In questi anni le cronache e le analisi molto hanno parlato di divieti e repressioni verso le contestazioni socio-politiche in quel Paese, aggiungendo il dramma degli imprigionati e degli scomparsi fino allo strazio di Giulio Regeni. Meno o quasi nulla s’è detto della repressione sessuale che vede cittadini condannati per dissolutezza. In Egitto l’omosessualità non è un reato, però risulta impedita e perseguitata tramite ideologia e religione. Il conformismo s’accoppia alla paura suscitata dalla dittatura del generale al Sisi, sebbene su usi e costumi comportamentali fobiche e conservatrici lobby militare e Islam politico non risultano poi così distanti.

Nel caso in questione il locale sindacato dei musicisti ha preso le distanze dal gruppo dei Mashrou’ Leila, sostenendo che, al di là di qualsivoglia misura restrittiva (sic), l’associazione non si riconosce in performance artistiche “anormali”. La band è conosciuta in Medioriente e non solo. Ai concerti tenuti in Libano, Giordania, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Tunisia, Turchia s’aggiungono piazze europee (Parigi, Amsterdam, Ginevra), più Belgrado e Montreal. Ma nonostante questi artisti siano inseriti nel circuito musicale internazionale egualmente sono finiti nelle reprimende di chi bolla le loro  performance come “un’incitazione all’immoralità dei giovani”.  A poco è servito il richiamo del cantante Hamed Sinno che, sottolineando il coraggio dei fan che hanno sventolato lo stendardo, ne difendeva il desiderio di non reprimere la propria libertà sessuale. Per il futuro difficilmente i rockers libanesi potranno rimettere piede in una capitale di fatto assoggettata al fondamentalismo e al conformismo. Entrambi giocati in chiave ferocemente repressiva.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello

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