Incerto mondo

Enrico Campofreda

Douma, il sogno della normalità

Douma, il sogno della normalità

Gli occhi sperduti fra la polvere di banchi ammassati o nel ricordo di momenti bui che hanno attraversato vite ancora giovanissime. Li coglie Bassam Khabieh per l’Agenzia Reuters, in una speranza di normalità a Douma, Siria, fra gli scolari di una scuola. I bambini hanno sette-otto anni, attorno a loro la guerra si sviluppa da sei. Quella località, a dieci chilometri da Damasco, è stata al centro di tante battaglie fra gruppi ribelli al governo di Asad e truppe a lui fedeli sin dal 2012. Un’offensiva si sviluppò violentissima nel gennaio di quell’anno, con vittime fra i contendenti e, purtroppo, fra i cittadini, visto che si combatteva in zone abitate. Un’instabilità durata a lungo con rovesci del fronte, e il rischio concreto, di finire sotto le bombe. Molte famiglie sono fuggite, riparando nei campi profughi. Altre sono rimaste, a rischio della vita, o sono successivamente tornate. Perché questo conflitto resta latente e tuttora irrisolto a causa della quantità d’intrecci geopolitici che si trascina, marchiando la pelle di chi lì vive o vorrebbe riprendere a farlo.

Douma

Per chi, come questi piccoli-grandi esseri, bambine e bambini che loro malgrado hanno intravisto macerie e morte, la speranza di riavviare un’esistenza dignitosa resta legata a un domani incertissimo. C’è la vaghezza di quel che sarà il futuro in una nazione messa in discussione da un conflitto fratricida interno e dai disegni di chi ingigantisce guerra per ribadire il proprio potere o per inseguirne un altro. Nelle cinquemila scuole siriane distrutte non possono tuttora rientrare oltre mezzo milione di studenti, privati della didattica e della serenità di giochi e di fantasie. Non cercano nulla di straordinariamente impossibile, solo attimi di auspicabile felicità, diventati introvabili negli anni in cui la distruzione li braccava anche nei punti più ascosi, violati da cruente e crudeli incursioni di soldati e miliziani. Certe famiglie di Douma si sono schierate con l’uno o l’altro contendente, tante  non hanno scelto. Hanno solo subìto. Una comunità soggiogata dalla follìa bellica e in balìa di essa, impaurita in case occupate, in un fronte cangiante e foriero di morte. Da quest’avvìo scolastico gli occhi curiosi di bambino cercano istruzione assieme a una pacifica normalità.

Enrico Campofreda

 

foto Bassam Khabieh per Reuters

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello

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