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Enrico Campofreda

Cisgiordania: scuola scomparsa e scuola difesa

Cisgiordania: scuola scomparsa e scuola difesa

La scuola svanita alla vigilia dell’apertura dell’anno scolastico non è una novità nei Territori Occupati della Cisgiordania. Già in altre occasioni le autorità israeliane hanno riservato ai bambini palestinesi questo trattamento. E’ accaduto anche nei giorni scorsi in alcuni villaggi: di notte sono arrivati militari che hanno smontato o divelto coi bulldozer i capannoni. Si tratta di strutture create con fondi dell’Unione Europea oppure della Nazioni Uniti, previste negli accordi di aiuto a minoranze etniche particolarmente disagiate. Ma non c’è stato nulla da fare. “L’abuso è quotidiano in queste zone – ha commentato un’insegnante a operatori dell’Usaid accorsi sul luogo del misfatto – e dopo anni non riesco ancora a comprendere a cosa mira la perfidia di queste operazioni se non a esasperare gli animi. Gli israeliani non vogliono vivere in pace e non consentono ad altri di vivere in pace”. Alcuni abitanti del villaggio palestinese confermano la cattiveria dell’azione distruttiva: quando, svegliati dal rumore, sono accorsi sul posto, venivano fermati e aggrediti dai militari. “Sparavano lacrimogeni e anche pallottole, cercavano il morto”.

Purtroppo chi cerca il morto sono anche le ronde di giovani coloni che attaccano i palestinesi che si recano a scuola. Dice una madre intervistata da Al Jazeera: “Spesso mancano i fondi per i pullman che raccolgono gli studenti dei vari villaggi per portarli a scuola. Così molti per non perdere le lezioni vanno a piedi impiegando anche un paio d’ore. Dai villaggi possiamo accompagnare solo le bambine e i più piccoli, già dagli otto anni i maschi s’incamminano a gruppetti”. Chi va da solo, in molte occasioni, viene attaccato da giovinastri israeliani. Così in certi istituti palestinesi, a Urif vicino Nablus ad esempio, dov’è concentrata da tempo una comunità aggressiva di coloni ultraortodossi naturalmente illegale, fra le materie scolastiche è stato inserito anche il primo soccorso. Viene insegnato l’autocontrollo, per limitare i timori nel caso d’intervento militare con gas lacrimogeni, i bambini si riparano sotto i banchi se ci sono sparatorie da fuori verso le finestre. Si passa poi, alle nozioni primarie d’intervento sulle ferite in attesa che sopraggiunga un soccorso sanitario adeguato. E’ scuola totale, anche di sopravvivenza.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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