Incerto mondo

Enrico Campofreda

Bimbi di Kobanê

Bimbi di Kobanê

Deboli fra i deboli per oppressioni e guerre, e in ogni caso speranza, pur davanti a un presente incerto, i bambini calamitano l’attenzione dei media e della solidarietà. I volti dei piccoli creano audience, attirano il voyerismo pubblicitario di quella propaganda che punta sui sensi di colpa individuali per proporre sostegni pecuniari al business di certa cooperazione, che taluni governi nazionali (l’Italia è fra questi) finanziano assieme alle missioni di ‘polizia internazionale’ sparse per il mondo. Per fortuna esistono anche progetti e Ong con scopi realmente umanitari. Quello proposto e avviato agli inizi del 2016 da alcuni organismi e denominato “Bimbi di Kobanê”, continua a marciare a pieno ritmo. Riguarda gli orfani degli abitanti della cittadina sul confine turco-siriano, diventata alla fine del 2014 simbolo della resistenza all’avanzata dei jihadisti dello Stato Islamico. I miliziani neri per un periodo l’hanno strappata alla popolazione legittima e alle “Unità di difesa del popolo”, strutture organizzate della resistenza kurda. La controffensiva del gennaio 2015 ha ricacciato indietro il Daesh, lasciando sul terreno oltre duemila vittime. Fra costoro i genitori di 174 bambini.

A quest’ultimi si rivolge l’iniziativa, coordinata in Italia dall’Uiki onlus, che si fa garante nel consegnare le somme raccolte (finora circa 50.000 euro) a due strutture locali: Famiglie dei martiri di Kobanê e Sara. Le somme hanno finora permesso a bimbi e ragazzi, che continuano a vivere in strutture protette dell’enclave del Rojava, assistenza alimentare, sanitaria, formativa, ludica. La maggioranza, 52 bambini e 52 bambine, frequentano le elementari, altri cinquanta le medie, mentre sedici sono gli studenti delle superiori, in gran parte impegnati in studi liceali. Un recente sopralluogo di una delegazione composta da attivisti che sostengono il progetto ha evidenziato il bisogno di interventi specifici per il supporto psicologico dei piccoli. La psiche di ciascuno, messa a dura prova dai lutti vissuti nei mesi di battaglia, continua a subire un enorme stress viste le condizioni di vita nient’affatto normalizzate. Le cospicue distruzioni, avvenute durante l’assedio prima e nella riconquista poi, non riescono a ricevere riparazioni degne di questo nome poiché non è facile far giungere materiale edilizio sul posto. Troppi gli ostacoli: dal fronte di guerra siriano, tuttora aperto, e dalla feroce opposizione turca al progetto politico dell’autogestione territoriale kurda.

Enrico Campofreda

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Enrico Campofreda

Giornalista. Dal 1985 al 2000 ha scritto di sport su: Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport. Dal 2006 al 2011 di politica sociale ed estera su Il Manifesto e Terra. Attualmente scrive di politica estera per alcuni quotidiani online. Ha pubblicato: – L’urlo e il sorriso, 2007, Di Salvo, Napoli – Hépou moi, 2010, ABao AQu, Rovigo – Diario di una primavera incompiuta, 2012, ABao AQu, Rovigo – Afghanistan fuori dall’Afghanistan, 2013, Poiesis, Alberobello – Leggeri e pungenti, 2017, Lorusso Editore, Roma.

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